“Noi esseri umani sappiamo ancora
essere buoni vicini con chi è in difficoltà. Non siamo di natura
ostili verso l’altro, e il senso di solidarietà nell’accogliere
un’altra comunità può ancora prevalere. Tutto questo andrebbe
messo insieme perché è più forte dell’estrema destra. Possiamo
sconfiggere la loro propaganda, non dobbiamo cedere a quella di
Le Pen o del capo del governo in Italia, Meloni”. Lo ha detto il
regista Ken Loach in conferenza stampa con l’amico e
sceneggiatore Paul Laverty al Locarno Film Festival dove
presenta in Piazza Grande The Old Oak, che aveva debuttato in
gara a Cannes e prossimamente in Italia con Lucky Red.
Con il film il cineasta britannico torna nel nord
dell’Inghilterra, nell’impoverita contea di Durham, andata in
crisi dopo la chiusura delle industrie pesanti e delle miniere
di carbone. Si racconta il conflitto che nasce nella comunità
locale con l’arrivo di un gruppo di rifugiati siriani, fra i
quali ci sono Yara (Ebla Mari) e la sua famiglia. Fra chi è
disposto ad aiutare ed accogliere i nuovi arrivati c’è Tj (Dave
Turner) proprietario del pub locale, l’Old Oak, uno dei pochi
luoghi di incontro rimasti in una zona, sempre più degradata e
svuotata di opportunità.
“La classe governante – aggiunge il regista – favorisce la
disperazione, l’assenza di speranza. Ti dicono che non ci sono
alternative. Per questo incoraggiano il razzismo. Se biasimi i
migranti non te la prendi con loro per la situazione in cui
vivi”. Invece “mantenere la speranza è fondamentale per produrre
il cambiamento”.
Fra i temi dell’incontro a Locarno anche un suo possibile
ritiro dall’attività di cineasta: “Arriva un momento in cui devi
riconoscere la realtà degli anni che passano… è già una buona
giornata se non vedi il tuo nome tra i necrologi – scherza -.
Non penso che farò un altro film come questo, forse qualcosa di
più piccolo, o un documentario… non lo so”.
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