“La compatibilità dell’acciaieria
con ambiente e salute, qualora venisse realizzata, sarebbe
certificata da enti tecnici terzi e avrebbe la garanzia di
realizzazione di un’impresa conosciuta e apprezzata in tutto il
mondo per le sue tecnologie all’avanguardia”. Lo precisa in una
nota il Gruppo Danieli dopo la tavola rotonda di stamattina,
organizzata da Legambiente, contraria alla realizzazione di un
impianto per la produzione di acciaio green a San Giorgio di
Nogaro (Udine).
Gli ingegneri del gruppo hanno illustrato “le caratteristiche
tecniche del progetto”; l’azienda, infatti, “ci ha tenuto ad
essere presente per fornire elementi utili al dibattito e
chiarire che l’ipotetico impianto nulla ha a che vedere con le
industrie di vecchia generazione quali Taranto o Piombino”.
Danieli precisa anche che, eventualmente, “l’impianto sarebbe
localizzato in zona industriale distante dalle abitazioni, con
emissioni, ben al di sotto dei limiti di legge e senza
compromettere le attività turistiche vicine”. Inoltre, non
sarebbe richiesto “un dragaggio del canale Corno di 12 metri, ma
solo di 9 metri, che andrebbe a beneficio di tutte le industrie
della zona e consentirebbe anche una notevole riduzione del
traffico su gomma” con ulteriore beneficio per la viabilità
locale e la qualità di vita.
“Chiaramente – sottolinea il gruppo – il dragaggio è soggetto
al benestare degli enti preposti che terranno conto di tutti gli
effetti dell’opera nel pieno rispetto della salvaguardia
dell’ambiente e della specificità della laguna e dei siti
turistici nelle vicinanze”. Grazie alla tecnologia utilizzata,
inoltre, anche le emissioni di CO2 sarebbero ridotte a “quasi un
terzo di quelle degli impianti che oggi l’Europa considera
virtuosi”. I tecnici di Danieli hanno indicato che “l’elevato
livello tecnologico richiederà l’impiego di manodopera
qualificata incidendo in maniera positiva anche sull’indotto”.
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