Tutto a questo punto sembra suggerire che un intervento armato contro i golpisti di Niamey sia imminente, mentre nella capitale nigerina scoppia la rabbia. Migliaia di sostenitori del regime militare che ha preso il potere in Niger si sono radunati vicino alla base militare francese, scandendo slogan ostili alla Francia e all’Ecowas e sventolando bandiere russe, oltre che nigerine.
Secondo quanto si è appreso, dopo l’incontro di Accra i capi di stato maggiore informeranno i leader dell’Ecowas sulle “migliori opzioni” sul tavolo, dopo la decisione di attivare una forza multinazionale. L’Ecowas, che ufficialmente spera ancora di trovare una soluzione pacifica alla crisi, non ha specificato alcun calendario di un possibile attacco o dato altri ultimatum prima che parlino le armi.
Lo spazio per il negoziato sembra ormai nullo, anche perché la giunta militare non è disposta ad avere contatti diretti con l’Ecowas, secondo quanto ha detto alla Bbc Abdel Fatau Musah, commissario per gli Affari politici dell’organizzazione. Musah ha affermato che Ecowas non consentirà alla giunta di governare per un periodo transitorio, come fatto precedentemente con i golpisti in Burkina Faso – dove i militari al potere hanno oggi silenziato Radio Omega, rea secondo loro di aver ‘offeso’ i colleghi che hanno preso il potere a Niamey – e Mali. Questi due Paesi hanno persino detto che un attacco al Niger sarà da loro considerato “una dichiarazione di guerra” anche contro di loro mentre Bamako ha annunciato di aver revocato l’autorizzazione di volo a Air France.
Mohamed Bazoum
Contro un’azione militare è prontamente scesa in campo Mosca: potrebbe provocare una “forte destabilizzazione della situazione nella regione del Sahara-Sahel”, ha detto il ministero degli Esteri riaffermando invece la fiducia in una mediazione dell’Ecowas.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA