“È un dovere per la nostra comunità ricordare quanto avvenne settantanove anni or sono a Sant’Anna e nelle altre frazioni di Stazzema, quando militari nazisti delle SS, sostenuti da fascisti locali, misero in atto una delle stragi più efferate del conflitto. Fu un massacro di vite innocenti. Donne, anziani, bambini – ben oltre cinquecento – vennero uccisi senza pietà. Tanti i corpi bruciati e resi irriconoscibili”, aggiunge. “L’Europa – osserva Mattarella – toccò il fondo dell’abisso. Neppure l’infamia della rappresaglia poteva giustificare lo sterminio, la strategia dell’annientamento. Da quegli abissi sono ripartiti il cammino del popolo italiano e del Continente europeo e spetta a ciascuno custodire e consegnare il testimone della memoria alle generazioni più giovani perché possano essere consapevoli protagoniste di un futuro responsabile in cui non siano più messi a rischio i valori della persona umana”.
“Settantanove anni fa l’eccidio nazifascista di Sant’Anna di Stazzema. 560 innocenti, oltre 100 bambini. Non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo dimenticare. L’Italia democratica e antifascista è nata dal sacrificio e dalla lotta di chi ha scelto di fare la Resistenza”. E’ quanto scrive su Twitter la segretaria del Pd Elly Schlein.
“Ricorre oggi il 79° anniversario dell’eccidio di S. Anna di Stazzema, una delle stragi più sanguinose della Seconda guerra mondiale – così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in una nota -. Una pagina vergognosa della nostra storia che tutti gli italiani ricordano con lo stesso dolore e la stessa esecrazione. Onorare la memoria di quei bambini, di quelle donne e di quelli uomini è un nostro dovere affinché tali tragedie non si ripetano in futuro”.
Nella strage nazista furono uccise circa 560 persone, in maggioranza donne e bambini.
L’intervento di Bonaccini
“La democrazia non è scontata. E’ una conquista che dobbiamo difendere giorno per giorno da chi non ne riconosce il valore, da chi trae profitto nel destabilizzarla, dalle voglie di nazionalismo e sovranismo presenti in Europa e nel Paese, fino all’indulgenza verso un passato terribile cui non vogliamo mai più tornare, oltre a rigurgiti di fascismo che sempre più spesso vediamo riaffiorare in maniera che a qualcuno potrà suonare grottesca ma non per questo meno pericolosa”. Così il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, nell’orazione solenne della cerimonia a Sant’Anna di Stazzema.
“Difendere la democrazia è una laboriosa opera quotidiana. Luoghi come Sant’Anna di Stazzema danno alla democrazia ispirazione e linfa vitale. Qui si è consumato uno degli eccidi più feroci e crudeli della Seconda Guerra mondiale. Anziani, donne, uomini, bambini, neonati trucidati, vigliaccamente e a tradimento. L’orrore assoluto, il totale spregio della vita umana, dei diritti delle persone. Come a Marzabotto, come a Monchio, come in decine di luoghi del nostro Paese e in particolare delle nostre due regioni. Emilia-Romagna e Toscana hanno pagato il prezzo più alto alla follia del conflitto, i nostri territori sono disseminati di croci, cippi, monumenti che ricordano il sacrificio di persone innocenti”.
Bonaccini ha evidenziato che “la nostra storia è comune. Sant’Anna di Stazzema come Marzabotto hanno saputo reagire a quell’orrore riempiendo i propri occhi di speranza e di futuro, hanno trasformato quelle immagini di morte in percorsi di pace. Senza dimenticarle, come sarebbe stato anche possibile di fronte a un dolore troppo sproporzionato per essere compreso dall’animo umano, ma rendendo, invece, la memoria una messaggera di cultura, di solidarietà e di bellezza”. Come a Monte Sole, ha aggiunto Bonaccini, “anche qui avete creato un bellissimo parco dedicato alla pace. Nei luoghi dell’eccidio, oggi studiano, si incontrano, giocano, parlano, ridono, si commuovono centinaia di ragazzi da tutta Italia e dall’estero. Io credo che questa sia la vittoria più importante. I nostri territori, così martoriati, da tempo lavorano insieme, in maniera continua e formalizzata da precisi accordi per promuovere percorsi di pace e azioni concrete destinate in particolare alle nuove generazioni”.
L’intervento del sindaco di Stazzema
“Contro la cultura dell’odio e del revisionismo servono le leggi nuove, perché la propaganda fascista è un reato. Ma serve anche una cultura della memoria“. Lo ha detto Maurizio Verona, sindaco di Stazzema e presidente del Parco nazionale della pace. “Tre anni fa – ha aggiunto – da qui partì la sfida per presentare una legge di iniziativa popolare contro la vendita di oggetti con simboli fascisti e nazisti e contro la propaganda fascista e nazista con particolare riferimento alla rete. L’obiettivo era quello di combattere questa onda nera di nostalgici e nuovi fascisti. Perché la normativa attuale è inadeguata, pensata prima dell’avvento dei social”. In piena pandemia abbiamo raccolto la cifra straordinaria di 250 mila firme, consegnate alla Camera il 29 aprile del 2021. La legge è stata incardinata senza essere discussa nella scorsa legislatura e riproposta nella attuale legislatura con il n. 4, mantenendo la sua piena attualità.
“Gli anni di distanza ci avrebbero dovuto permettere di raggiungere una memoria comune, perché fondata sui valori della nostra Carta Costituzionale, cosa a cui invece non siamo mai addivenuti per una precisa volontà politica, di equiparare le vittime, di fare un unico conto del dolore, inquinare la memoria con lo scopo di travisare la storia, manipolarla – ha aggiunto Verona – Sono 80 anni che accade ed oggi accade ancora, e sempre più spesso, e raggiunge picchi di un vero e proprio bombardamento mediatico, che non risparmia nemmeno le più alte cariche dello Stato”. “In questo contesto a mio parere – ha aggiunto il sindaco – va letta anche l’inaccettabile uscita di Marcello de Angelis, responsabile della comunicazione istituzionale della Regione Lazio, che sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 ha sostenuto di sapere per certo che “con la strage di Bologna non c’entrano nulla Fioravanti, Mambro e Ciavardini. Non è un’opinione”, nel momento in cui il presidente Mattarella ha riconosciuto la matrice sovversiva e fascista. Siamo in un Paese in cui con il principio della libertà di opinione, che esiste ed è tutelata perché i fascisti furono sconfitti 80 anni fa. Ma ciò – continua – non giustifica accuse infamanti verso giornalisti, magistrati e “cariche istituzionali”, accusati di sapere e di coprire delle verità, paragonandosi, in modo quasi comico se non fosse tragico, ai martiri cristiani che non abiurarono alla loro fede per salvarsi dai leoni o a Giordano Bruno che difese le sue idee fino al rogo”. Per Verona “queste manipolazioni non possono essere considerate semplici boutade di qualche estremista, non sono innocenti uscite fuori luogo”, ma “sono irriguardose del dolore delle vittime e dei loro familiari. Ma non lo sono soprattutto perché si inseriscono in un contesto di crescita preoccupante di movimenti neofascisti e lo rafforzano”.
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