“Il governo fin dal suo insediamento ha dimostrato che la priorità della sua azione è la difesa dei salari e del reddito degli italiani”, ricorda la presidente del Consiglio. “Abbiamo dedicato gran parte delle risorse disponibili al taglio del cuneo fiscale e a rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie”. E “sarà questa la linea che seguiremo nella prossima legge di bilancio, alla quale stiamo già lavorando. Ogni proposta che va in questa direzione, quella del reddito e del lavoro, del merito e della equità, trova il nostro ascolto, non abbiamo pregiudizi ideologici, siamo pragmatici”. “Con questa bussola ci siamo confrontati ieri a Palazzo Chigi con i rappresentanti dei partiti dell’opposizione sulla loro proposta di salario minimo. Credo sia un segno di grande rispetto”, “sono soddisfatta del confronto, è stato rispettoso e costruttivo primo perché c’è una base comune dalla quale partire: tutti condividiamo la finalità di tutelare i lavoratori e chiudere una lunghissima era di salari bassi che oggi sono sforbiciati dall’inflazione”. “Sulla strada da seguire per centrare l’obiettivo ci sono delle divergenze”, spiega ancora Meloni, “da parte mia ho ribadito che la strada maestra per alzare i redditi è quella di una nazione che torna a crescere”, e il governo, ricorda ancora la premier, ha iniziato a farlo e “i dati sono positivi”. Ma “ben vengano ulteriori iniziative che rafforzino questa tendenza”. La “svolta è il salario minimo? Molte forze sindacali e tanti esperti di lavoro nutrono delle perplessità. Il timore è che il salario minimo possa diventare un parametro sostitutivo e non aggiuntivo per i lavoratori, andando così per paradosso a peggiorare la condizione di molti lavoratori. Sono dubbi che condivido, ma ripeto: non ho preclusioni ideologiche, la mia è solo la doverosa preoccupazione di non intervenire su una materia così delicata senza la certezza di aver vagliato tutti i pro e contro”. Infine Meloni spiega di aver “proposto alle opposizioni di avviare un serio confronto nella sede preposta a farlo per costituzione cioè il Cnel, un confronto celere, da concludersi in 60 giorni con una proposta concreta sul tema del lavoro povero, non solo sul salario minimo”. “Non chiedo il ritiro della loro proposta sul salario minimo, la loro battaglia politica non si interrompe, ma possono arricchirla partecipando al lavoro comune, senza steccati geologici”.
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