“Aspettavo di incontrarla al colloquio la prossima settimana”. L’incontro invece non potrà più avvenire, perché a parlare è la mamma della giovane di 28 anni che si è suicidata ieri a Torino, impiccandosi in carcere.
Lo stesso penitenziario in cui un’altra donna aveva finito di vivere proprio ieri, dopo che da molti giorni rifiutava cibo e acqua. “Ero molto preoccupata – dice ancora la mamma della 28enne, attraverso il proprio avvocato – per le sue condizioni: l’ultima volta che ci siamo parlate in video chiamata mi aveva detto: ‘Mamma non ce la faccio più'”. È la quinta persona che muore in carcere, a Torino, dall’inizio dell’anno.
La giovane era stata portata al carcere Lorusso e Cutugno di Torino da quello di Genova Pontedecimo ed era originaria di un piccolo paese della provincia di Imperia, Riva Ligure. Per un cumulo di condanne aveva trascorso un periodo ai domiciliari prima di essere portata a Pontedecimo, da dove di recente era stata trasferita nella struttura penitenziaria del capoluogo piemontese.
Non è la sola mamma oggi a esprimere la sua preoccupazione per la situazione del carcere di Torino, nel giorno in cui il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è andato in visita.
Davanti c’erano anche alcune “Mamme in piazza per la libertà di dissenso’, collettivo che riunisce le madri di alcuni detenuti (o ex), soprattutto di carcerati che stanno scontando pene o misure di custodia cautelare per reati contro l’ordine pubblico commessi durante manifestazioni studentesche o No Tav. “In realtà noi non sapevamo che venisse il ministro – spiegano – siamo arrivate qui, come spesso facciamo, per donare dei ventilatori alla sezione femminile. Fa un caldo atroce in carcere e cerchiamo di aiutare le detenute. Quando abbiamo visto entrare il ministro, ci siamo fermate”.
Hanno distribuito intanto un volantino con scritto: “Basta morti, basta torture e basta degrado”. “In questo periodo – raccontano – con il caldo la situazione è estremamente pesante per i detenuti. Non hanno nulla per refrigerarsi. Queste sono strutture che avrebbero bisogno di una ristrutturazione. Noi portiamo i ventilatori d’estate, d’inverno i phon. La situazione è pessima da anni, per via del sovraffollamento. Non ci sono misure alternative al carcere eppure ci sono casi che avrebbero bisogno di percorsi diversi. Un anoressico o un ragazzo drogato non possono stare qui. C’è bisogno, in questi casi, di un aiuto psicologico importante”.
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