Storia di un addio che sa di mistero. Le dimissioni a sorpresa di Roberto Mancini da ct della nazionale hanno tutti i contorni del giallo di Ferragosto.
Perché la scelta di chiudere con la nazionale è stata preannunciata dal ct ancora sotto contratto fino al 2026 con una telefonata a Gravina, e poi formalizzata via pec alla Figc ieri sera. Ma ancora non ha una spiegazione lampante, al netto delle indiscrezioni su offerte dalla nazionale dell’Arabia Saudita che crescono, ma alle quali in Figc non si dà eccessivo credito.
“Prendiamo atto”, il commento della Figc, evidentemente consapevole da contenuti e toni della mail che nulla può fare per cambiare le cose, e perciò concentrata a trovare il nuovo allenatore.
Ma cosa ha spinto il tecnico azzurro alla clamorosa scelta? Sono state per caso le scelte del nuovo staff tecnico a motivare la decisione? Sono le domande che, con il ministro dello sport Abodi, si fanno tutti. La vicenda sembra ruotare attorno alla ristrutturazione del Club Italia varata dal consiglio federale il 4 agosto scorso: era largamente preannunciata, specie nel ruolo di supervisore affidato a Mancini, e a detta delle fonti Figc “concordata col ct”. Gravina precisò in conferenza che si trattava di “un’evoluzione, non una rivoluzione”, quasi a scacciare i dubbi sulla fiducia al ct. Fiducia per la quale Mancini ha ringraziato oggi il n. Figc, nel suo post di saluto.
Di fatto, con la ristrutturazione dello staff Mancini ha salutato alcuni dei suoi collaboratori storici e ha visto entrare volti nuovi. Il vice Chicco Evani via, al suo posto Bollini. Attilio Lombardo spostato all’Under 20. L’ex Juve Andrea Barzagli affiancato per curare l’allenamento della difesa. E Gigi Buffon, altro giocatore simbolo del bianconero, come capodelegazione nel ruolo che era stato dell’amico Vialli.
Scelte concordate, assicurarono dieci giorni fa dalla federazione, e ancora oggi si ribadisce che il progetto tecnico-sportivo dava al ct facoltà di scelta sui nomi. Ma da ambienti vicini al tecnico, filtra un disagio per alcune scelte.
Pochi, nel consiglio federale, credono all’ipotesi di offerte estere: poco più di un anno fa, Mancini rifiutò l’offerta di 15 milioni netti a stagione dal Newcastle di proprietà araba. Al netto di eventuali offerte per nuovi incarichi, che se ancora non esistono non tarderanno ad arrivare a un tecnico di fama mondiale, resta la domanda, se il nuovo staff tecnico non sia stata la goccia che fa traboccare in vaso, colmo di stanchezza e timori per il futuro azzurro.
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