Vanno a vuoto, infatti, i tentativi di Larissa Iapichino nel lungo, dove la ‘figlia d’arte’ si piazza quinta e chiude in lacrime, e quello, com’era prevedibile, di Marcell Jacobs nei 100 metri, dove l’olimpionico di Tokyo ha mancato l’ingresso in finale (dove poi l’oro l’ha vinto l’americano Noah Lyles) per quattro centesimi di secondo. Ha comunque avuto il merito di “metterci la faccia” e di presentarsi a questo Mondiale pur sapendo che le sue attuali condizioni non gli avrebbero permesso di esprimersi al meglio. Ha invece probabilmente pagato il logorio di una stagione per lui molto intensa l’iridato uscente Fred Kerley, che non ha dato seguito alle sue spacconate verbali e ha fallito, anche lui, l’ingresso in finale. Ed è proprio lui, più di Jacobs, il grande deluso di giornata.
“Oggi è andata molto meglio di ieri, sapevo che non era facile – il commento di Jacobs dopo la prima semifinale, in cui si è piazzato quinto correndo in 10″05 -. Ci ho messo quello che potevo, però mi mancava gareggiare. Potevo stare a casa ma ho deciso di metterci la faccia, non ho paura di essere sconfitto e so che questo non è il mio valore. Stare tanto tempo senza gareggiare e fare il mondiale non era facile, ma torno in albergo soddisfatto anche se c’era la voglia andare in finale per un titolo che so essere mio. Fuori dalla finale per quattro centesimi? Se ci penso, un po’ mi girano…Ora grande impegno con la staffetta”. Proprio al quartetto, “in cui penso di correre in seconda frazione, dove penso di poter dare il meglio”, l’azzurro affida le proprie speranze di riscatto. Che arriverà sicuramente, vista la sua giovane età, per Larissa Iapichino che però oggi recrimina a lungo, dopo aver pianto subito dopo la fine della gara, consolata dalla vincitrice dell’oro, la serva Ivana Vuleta. Il rammarico deriva dal fato che “ho sbagliato l’unica gara che non dovevo”, come dice trattenendo a stento le lacrime. “So che errare e’ umano, ma questa era l’unica gara che non dovevo sbagliare – ribadisce -. E invece ho voluto strafare: forse l’inesperienza, forse l’adrenalina. Tutto l’anno ho fatto gare giuste, poi arriva quella che vorresti fosse perfetta, ed è proprio quella che sbagli..”. Ha fatto notizia anche la sgridata di papà Gianni, suo allenatore, mostrata dalle telecamere durante la gara. “Lui sa come darmi la scossa- commenta Larissa -: e poi noi abbiamo questo rapporto: i nostri confronti sono sempre accesi”. Iapichino salta fino a sei centimetri da una medaglia, e per lei arriva un quinto posto nella sua prima finale mondiale della carriera con 6,82 (+0.8) all’ultimo salto. A penalizzare l’azzurra il fatto di aver faticato a registrare la rincorsa durante tutta la gara, e da questo derivano anche i suoi tre nulli. Così a Budapest niente ciliegina sulla torta di una stagione in cui ha vinto tre volte in Diamond League, fino al 6,95 del meeting di un mese fa a Montecarlo, oltre all’argento europeo indoor con 6,97. Ma adesso è già tempo di pensare di pensare agli Europei di Roma e all’Olimpiade di Parigi, gli appuntamenti del 2024 che Larissa non vuole mancare, per far vedere che può essere davvero l’erede, anche sportiva, di mamma Fiona May.
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