Il Puea Thai, partito arrivato
secondo alle elezioni thailandesi dello scorso maggio, ha
annunciato oggi una coalizione di governo di 12 partiti che
comprende personalità chiave del governo uscente, erede della
giunta militare che nel 2014 prese il potere con un golpe
proprio a spese di un governo guidato dal Puea Thai. Il nuovo
esecutivo, che potrebbe essere già eletto domani dal Parlamento
a Camere riunite, rappresenterebbe un ribaltamento della volontà
popolare riformista espressa dalle urne.
La coalizione comprende il Palang Pracharat, movimento che
ruota attorno all’ex generale Prawit Wongsuwan, e anche il
United Thai Nation Party, creato ad hoc attorno al premier
uscente – anche lui un ex generale – Prayuth Chan-ocha. Il
Bhumjaithai, anch’esso parte del governo precedente, sarà il
secondo movimento con più seggi all’interno della coalizione. Il
partito progressista Move Forward, che trionfò alle elezioni con
il 38 percento dei voti e con cui il Puea Thai era alleato fino
a poche settimane fa, finirà invece all’opposizione.
La nuova coalizione controllerà 314 seggi su 500 alla Camera
e dovrebbe consentire al candidato premier del Puea Thai, il
magnate immobiliare Srettha Thavisin, di ottenere un numero
sufficienti di voti del Senato per arrivare a quota 376, la
soglia necessaria per eleggere il premier nella votazione a
Camere riunite. Nominato dall’alto durante la precedente giunta
militare, il Senato è considerato fedele in particolare a
Prawit, grande manovratore dell’establishment
conservatore-monarchico dietro le quinte. In luglio, il Senato
ha votato compatto contro la candidatura a premier di Pita
Limjaroenrat, leader del Move Forward.
La coalizione del Puea Thai con il blocco di potere che lo ha
osteggiato per due decenni ha prodotto uno scisma all’interno
del partito, con alcuni importanti esponenti che hanno
annunciato le dimissioni, e numerosi attivisti che hanno
espresso il loro disappunto sui social media.
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