Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un’intervista al Corriere della Sera, ribadisce la sua posizione nei confronti delle affermazioni, contenute nel libro “Il mondo al contrario” del generale Roberto Vannacci, che hanno suscitato critiche e indignazione.
Nel pamphlet, autoprodotto, il militare ha lanciato stoccate contro gli omosessuali (“normali non lo siete, fatevene una ragione”) e contro i cambiamenti delle realtà culturali e famigliari (“Le città si trasformano in luoghi per single benestanti e alternativi mentre lavoratori, operai e Famiglie sono costretti ad abbandonarle”).
Parole pesanti, lanciate anche contro minoranze, migranti, femministe e ambientalisti . Affermazioni che il ministro ha definito senza mezzi termini “farneticazioni personali” del generale.
“Certo che rifarei quello che ho fatto perché il ministro alla Difesa, di tutti i cittadini italiani e di tutti i militari, doveva agire così. Non ho parlato e non mi sono mosso da esponente politico, ma, trattandosi di una cosa che toccava il mio ministero, da rappresentante delle istituzioni”.
Il ministro spiega di essere intervenuto in realtà per evitare un caso politico: “Ho detto solo due cose: che non si dovevano giudicare tutte le Forze armate sulla base del pensiero di una persona e che il caso sarebbe stato affrontato secondo le regole dell’ordinamento militare e non sui social. Non ho preso decisioni sulla base di ciò che penso del libro, ma di ciò che devo per rispetto all’istituzione che servo. Quindi, consultandomi con i vertici militari, ho chiesto si facesse chiarezza interna, anche per capire se quel libro fosse stato autorizzato, e poi ho agito con tre fini: tutelare lo stesso generale, le Forze armate e i valori costituzionali e repubblicani“.
Rispetto alla decisione dei vertici delle Forze armate, secondo cui il generale è stato rimosso dalla guida dell’Istituto geografico militare di Firenze, Crosetto, nell’intervista al Corriere della Sera, spiega: “Il cambiamento di funzioni io non l’avrei nemmeno fatto, proprio per spegnere il caso ed evitare che Vannacci diventasse un martire, come è poi avvenuto. Avrei preferito attendere e vagliare tutte le informazioni. Ma le assicuro che le persone con cui ho parlato — e che poi hanno agito— avrebbero preteso molta più durezza. Ma io sono e resto garantista. Il procedimento interno, già avviato, valuterà la posizione del generale e deciderà”.
Le critiche arrivate dallo stesso centrodestra non toccano comunque il ministro della Difesa: “Non considero ‘amico’ nessuno di quelli che hanno parlato di me, mistificando la realtà e senza nemmeno capire che io non parlavo delle libertà di opinioni di una persona, ma di rispetto delle regole e delle istituzioni”.
Anzi, lancia la stoccata: “Io – aggiunge il ministro – a differenza dei soloni di destra e sinistra, non posso permettermi il lusso intellettuale di chi trincia giudizi sul mondo dalla sua poltrona”. Crosetto inoltre spiega di non aver parlato con Vannacci, “perché non c’era motivo. Forse avrebbe dovuto chiedere lui di mettersi ‘a rapporto’. Peraltro, mi dicono che ha capito e condivide ciò che ho fatto e detto, ma è più comodo per lui fare uscite ogni giorno. Io sto parlando per la prima volta e solo per chiarire come la pensa anche il ministro alla Difesa da cui il generale Vannacci dipende”. E con Meloni nessun chiarimento: “Non credo si tratti di una vicenda su cui vada coinvolto il premier. Per me è una questione interna al mondo della Difesa e, nonostante il clamore, credo che tale debba restare”.
E, infine, Crosetto afferma di non sentirsi “particolarmente isolato, le assicuro. Peraltro, anche se lo fossi, sono abituato a fare battaglie abbastanza solitarie: la Wagner, la guerra, l’Africa, la Bce, la Pa, i dossieraggi… Quello che ritengo sia giusto dire o fare lo faccio e lo dico. Non ho bisogno di uno scranno per sopravvivere: ho scelto di rivestire un ruolo politico, rinunciando a molto e non lo faccio per mettere insieme il pranzo con la cena. Anche molti avversari me lo riconoscono”.
L’intervista di Crosetto arriva a poche ore di distanza dalla diretta pubblicata dal profilo Facebook di Matteo Salvini dove il ministro delle Infrastrutture ha affermato che il generale “deve essere giudicato per quello che fa in servizio, poi se scrive qualcosa che non ha niente a che fare con i segreti di Stato o con il suo lavoro ed esprime dei suoi pensieri nero su bianco, penso abbia tutto il dovere e il diritto di farlo”.
Nel tardo pomeriggio di ieri, fonte interne alla Lega avevano lasciato trapelare la notizia di una telefonata “cordiale” intercorsa tra lo stesso Salvini e Vannacci. L’esponente della Lega ha anche affermato di essersi ripromesso di leggere il libro, chiudendo: “La condanna al rogo come Giordano Bruno non mi sembra ragionevole”.
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