A questo proposito, sempre secondo un altro sondaggio del giornale, la maggioranza del campione ha indicato la necessità che il governo fermi la riforma giudiziaria e chieda – attraverso elezioni o possibilmente un referendum – il consenso o meno alla revisione proposta. In base alla ricerca, la formazione del centrista Benny Gantz, Partito di Unità nazionale, avrebbe la maggioranza con 30 seggi, seguito dal Likud di Netanyahu con 27. In terza posizione, C’è futuro dell’altro centrista Yair Lapid con 16 seggi. Nell’ambito delle coalizioni, quella di centrosinistra sarebbe a 56 seggi contro i 54 dell’attuale maggioranza di destra-centro. Dieci seggi andrebbero al blocco dei partiti arabi.
Sulla riforma giudiziaria, che da oltre sei mesi ha inasprito il clima politico con un muro contro muro tra maggioranza e opposizione, il sondaggio di Maariv ha rivelato che la maggioranza del campione non è soddisfatta della proposta e di come è stata portata avanti finora da Netanyahu.
Centinaia di migliaia di persone protestano contro il piano di riforma di Netanyahu a Tel Aviv, riprese da un drone
Già nel mese di maggio, il partito centrista di Benny Gantz aveva superato per la prima volta il Likud di Netanyahu, secondo un sondaggio pubblicato sempre da Maariv. A conferma del progressivo indebolimento nell’opinione pubblica dell’attuale coalizione di governo.
In quell’occasione, in particolare, risultavano nettamente ridimensionati i movimenti Sionismo religioso di Bezalel Smotrich e Potere ebraico di Itamar Ben Gvir, entrambi importanti sostenitori del governo Netanyahu; se si fosse votato a maggio, queste due formazioni si sarebbero posizionate quasi al di sotto della soglia di ingresso alla Knesset. Il sondaggio di quattro mesi fa mostrava inoltre come la coalizione di destra, presentata in Parlamento all’inizio dell’anno e forte di 64 seggi, allora ne avrebbe ricevuti solo 52, secondo i dati raccolti da Maariv.
Un forte calo di popolarità del premier israeliano era stato certificato anche in aprile: un sondaggio diffuso da Channel 13 mostrava infatti come il suo partito Likud, in caso di elezioni, si sarebbe attestato in terza posizione dopo Unità nazionale di Gantz e Yesh Atid di Lapid. E ciò che più colpiva, in quel frangente, era il malcontento diffuso nell’elettorato per l’operato di un governo entrato in carica da appena tre mesi e mezzo.
Allora, il 71% degli intervistati riteneva che Netanyahu non stesse facendo un buon lavoro (il 20% lo appoggiava) e solo il 25% voleva che l’attuale maggioranza restasse al potere, mentre il 33% si diceva a favore di nuove elezioni e un altro 33% a un governo di unità tra Netanyahu e Gantz.
Già con i numeri indicati nel sondaggio di aprile, l’attuale coalizione (formata dall’unione di Likud, partiti ultraortodossi ed estrema destra) avrebbe perso la maggioranza, scendendo a soli 46 seggi, mentre l’opposizione anti-Netanyahu ne avrebbe totalizzati 64, più che sufficienti per governare senza aver bisogno dei partiti arabo-israeliani Hadash-Ta’al e Balad.
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