Dal tentato colpo di stato all’ultimo video di Prigozhin del 21 luglio registrato in un non meglio precisato Paese africano, alcuni elementi potrebbero aver aumentato le preoccupazioni tra le mura del Cremlino su quello che da amico si era trasformato in una scheggia impazzita. Il summit Russia-Africa, sottolinea il professore, “ha indicato una debolezza crescente di Putin” in quanto hanno partecipato solo 17 capi di Stato contro i 45 del 2019 e buona parte di essi “si è fatta una photo opportunity con Prigozhin che era presente. Nell’ultimo mese c’è stato anche il colpo di stato in Niger che pur non essendo ispirato direttamente dalla Wagner è stato in qualche modo da essa garantito”. E dunque, è l’analisi di Natalizia, il periodo di “esilio” non è servito a indebolire Prigozhin. Anzi. “ha rafforzato in Putin e probabilmente anche nei più acerrimi nemici di Prigozhin all’interno dell’establishment russo, primo fra tutti il ministro della Difesa Shoigu, l’idea che la sua influenza non si era arrestata, ma in alcune aree strategiche per la Federazione russa stava addirittura aumentando”.
Una preoccupazione crescente anche in vista di due appuntamenti elettorali: le amministrative del 10 settembre e, soprattutto, le presidenziali di aprile. “Non escluderei – riflette Natalizia – che tra i servizi segreti qualcuno abbia sussurrato a Putin l’idea che per far rispettare il suo ruolo era necessario dare un segnale molto forte a tutti gli oppositori”. Che Prigozhin stesse iniziando a coltivare ambizioni politiche anche se non nell’immediato era l’impressione di molti, anche perché “la legittimità che gli aveva dato la guerra era molto importante e insieme al leader ceceno Ramzan Kadyrov era il vero eroe della guerra in Ucraina”, al punto da considerarsi “quasi intoccabile”.
La presenza di Prigozhin era “un elemento di disordine all’interno della Russia” e quindi “nel breve termine Putin guadagna qualcosa nella scelta di eliminarlo”. Ma, conclude l’analista, sul medio periodo resta un punto di domanda. “Wagner e Prigozhin permettevano alla Russia, soprattutto in Africa, di fare quel lavoro sporco in tutte quelle partite che Mosca sta giocando contro l’Occidente, dove non si può permettere di mettere direttamente la faccia. Ora la fine di Prigozhin potrebbe trasformarsi in un elemento di debolezza sul piano internazionale”.
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