“Ho vissuto tre mesi con i soldati .
Naturalmente, da questa esperienza , sto ricevendo più
motivazioni. Ricevo molti messaggi dai miei tifosi, ma li
ricevo anche dai miei amici che sono in prima linea. A volte,
quando parlo al telefono con loro , i missili esplodono e sento
i bombardamenti, poi quello con cui parlo in quel momento mi
dice ‘Fratello, ti richiamo se sono ancora vivo'”.
Domani a Wroclaw, in Polonia e in uno stadio da 24mila posti
(la Tarczynski Arena), il campione del mondo dei pesi massimi,
l’ucraino Oleksandr Usyk, metterà in palio i suoi titoli Wba,
Ibf, Wbo e Ibo contro lo sfidante britannico Daniel Dubois,
pugile di 1.96 per 110 chili che è un po’ lento ma picchia
forte. E’ un outsider il cui eventuale successo viene pagato 8
volte la posta dei bookmakers, e quindi Usyk è il chiaro
favorito del match, ma il pensiero del campione in carica, uno
che nei primi mesi dell’invasione russa in Ucraina ha fatto
parte della milizia che difendeva la propria terra, va
inevitabilmente altrove, anche alla vigilia dell’incontro.
“Quando ero con la milizia, con il binocolo, a 900 metri, ho
visto i miei nemici correre – le parole di Usyk -. Ho visto i
carri armati esplosi. Ho visto case distrutte. Ho visto persone
senza gambe, senza braccia. E ho visto anche delle persone che
camminavano, ma che mi sembravano morte”. “Tutto attorno a me
puzzava di morte. Il vero match è contro la morte – ha
sottolineato -, il mio contro Dubois non è niente di niente al
confronto”.
Parole dette a margine della conferenza stampa ufficiale, in
cui invece Usyk aveva spiegato che “la mia preparazione è stata
ottima. Abbiamo lavorato molto anche con il nuoto, abbiamo
ballato e ho giocato a calcio (con il Polissya di Zhytomyr,
squadra della serie B ucraina ndr). Sono grato alla mia
squadra, alla mia famiglia, a mia moglie – aveva aggiunto il
campione del mondo dei massimi -. Sono grato al mio Paese e ai
soldati ucraini che la difendono. La Polonia ci ha accolto in
modo stupendo e io spero di regalare a questa nazione amica il
mio successo”.
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