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Libia vs Israele, diventa un caso diplomatico il "vertice segreto" sulla questione palestinese

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 28 Agosto, 2023, 20:15:44 di Maurizio Barra

Diventa un caso diplomatico, il primo incontro, prima ritenuto “segreto” poi svelato come ufficiale, tra i due ministri degli esteri di Libia e Israele, avvenuto a Roma la settimana scorsa. Un colloquio durato due ore, tra i capi diplomatici di due paesi da sempre rivali, Libia e Israele, che ha scatenato un vero putiferio diplomatico creando non pochi problemi ai due protagonisti: la ministra degli esteri libica Najla Al-Mangoush che si sarebbe rifugiata in Turchia, mentre Eli Cohen è oggetto di tremende critiche da parte dei suoi.

A far da detonatore il vertice considerato ‘casuale’ tra lei e il suo omologo israeliano, Eli Cohen, avvenuto nella Capitale italiana il 23 agosto scorso. Incontro che a lei è costato non solo la fiducia all’interno della maggioranza – a seguito del quale il capo del governo Dbeiba, avrebbe avviato il procedimento di sospensione “temporanea” dall’incarico – ma ha anche suscitato forti proteste in strada a Tripoli.

A svelare l’accaduto e soprattutto il tema dibattuto, l’ufficio di Cohen che – per primo – ha riferito dell’incontro in Italia e di aver parlato con Al Mangoush ”dell’importanza di preservare il patrimonio dell’ebraismo libico attraverso la riparazione delle sinagoghe e dei cimiteri ebraici”. In una dichiarazione, Cohen ha salutato l’incontro, facilitato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, come “storico” e un “primo passo” nell’instaurazione di rapporti diplomatici tra Israele e Libia. L’annuncio, però, non è stato ben accolto dalla Libia, che secondo quanto riferito ha chiesto rapidamente al ministero degli Esteri israeliano di rimuovere una dichiarazione in lingua araba sull’incontro condivisa sui suoi account sui social media.

A smentire la natura “informale” delle due ore di colloquio è invece una fonte israeliana secondo la quale il vertice tra i due ministri degli esteri era stato approvato “ai più alti livelli” anche perchè “il premier libico considera Israele un possibile ponte tra l’Occidente e l’amministrazione americana”. Secondo Tripoli ”non erano previste discussioni, accordi o consultazioni, ma la ministra ha affermato in modo chiaro e inequivocabile le richieste della Libia nei confronti della questione palestinese“. La nota marca l’assoluta distanza, “dall’utilizzo fatto da parte della stampa ebraica e internazionale” di questo incontro, ”e dal tentativo di dare all’accaduto il carattere di un accordo”. 

Per evitare il peggio, secondo The Libya Observer, già ieri sera dopo la notizia della sua sospensione, Al Mangoush avrebbe lasciato la Libia a bordo di un jet privato decollato dall’aeroporto di Tripoli. Al suo posto è stato nominato Fathallah Zanni, attuale ministro della gioventù. 

Per il Times of Israel, dopo la sospensione della ministra anche il ministro israeliano è nell’occhio del ciclone. Cohen è stato duramente criticato dall’opposizione per aver rivelato la notizia del suo recente incontro. Anche funzionari governativi hanno ripreso Cohen, con fonti di alto livello che lo hanno accusato di aver inflitto gravi danni alla diplomazia israeliana. Altre fonti hanno respinto le forti critiche, insistendo che la decisione di rendere pubblico l’incontro fosse stata coordinata con Tripoli. 

Tuttavia in molti “guardano alla fuga di notizie irresponsabile di questa mattina dai ministri degli Esteri israeliano e libico e si chiedono: è un paese con cui è possibile gestire le relazioni estere? È un paese di cui ci si può fidare?”, ha affermato in un comunicato il leader dell’opposizione Yair Lapid che è stato ministro degli Esteri e poi primo ministro nel governo precedente. “L’incidente con il ministro degli Esteri libico è stato amatoriale, irresponsabile e una grave mancanza di giudizio”. Allo stesso modo, il leader del partito di Unità Nazionale Benny Gantz ha rimproverato Cohen: “Quando tutto viene fatto per le pubbliche relazioni e i titoli dei giornali senza alcuna responsabilità o attenzione, questo è ciò che accade”, ha scritto Gantz su X.

Seguono senza tema di smantita le parole del portavoce di Hamas, Hazem Qassem che ha fatto sapere come il movimento “apprezzi la posizione ufficiale e della popolazione della Libia nel respingere l’incontro tra il ministro degli Esteri libico e il collega dell’entità sionista”. Qassem, riporta ancora il giornale israeliano Hàaretz, ha fatto appello ai funzionari, alla popolazione, ai sindacati nei Paesi arabi e islamici a respingere qualsiasi passo verso la normalizzazione con Israele poiché provoca “danni alla causa palestinese”.

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