“L’idea del film (che sarà distribuito da Netflix dal 15 settembre) – spiega il regista – non è certo originale e si basa sul più pericoloso dei concetti, ovvero che una figura come quella di Pinochet possa essere eterna e che il male possa alla fine sopravvivere. Credo che oggi sia giusto dire questo in un momento in cui la storia sembra ripetersi”. Difficile invece “prevedere – aggiunge – come sarà accolto in Cile. Probabilmente c’è chi lo odierà e chi lo amerà”. L’idea iniziale, sottolinea Larrain, “era quella di realizzare un film su Pinochet come vampiro e avevamo pensato di fare una serie tv, ma poi ci siamo detti: perché non facciamo un film? Comunque non avevamo mai considerato di sviluppare questi progetto in occasione dei cinquant’anni dal golpe. Non era previsto. È stato solo un caso”. C’è stato bisogno di un lungo processo per affrontare questo tema, anche perché “Pinochet non è mai stato rappresentato al cinema e in tv. Bisognava trovare l’approccio giusto che alla fine ci ha portato a combinare farsa, satira ad elementi che arrivano dalla leggenda del conte vampiro. Un modo, questo, per non entrare mai in empatia con lui, una cosa – sottolinea il regista – che assolutamente sarebbe stata inaccettabile. Pinochet, va detto, non si è mai dovuto confrontare con la giustizia. È un uomo morto in libertà e molto ricco. Anche questa impunità lo ha reso eterno e cosa c’è di meglio di un vampiro per rappresentare l’eternità”. Infine, riguardo al recente caso del generale dell’esercito in pensione, Hernan Chacon, che si è suicidato mentre stava per ricevere la notifica della sua condanna definitiva a venticinque anni di carcere per l’omicidio del cantautore della protesta cilena Victor Jara, dice Pablo Larrain: “Sappiamo che ci sono molte persone che hanno commesso certi crimini e sono ancora libere e protette e questo è molto triste”.
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