Gli eritrei si sono confrontati nelle strade di un quartiere a sud di Tel Aviv dove vivono molti richiedenti asilo con lanci di pietre e di oggetti contundenti. I manifestanti hanno fracassato vetrine e auto della polizia e sui marciapiedi sono stati visti schizzi di sangue. La polizia israeliana in tenuta antisommossa ha sparato gas lacrimogeni, granate assordanti e proiettili veri mentre gli agenti a cavallo cercavano di controllare i manifestanti, che hanno sfondato le barricate e lanciato pietre contro la polizia.
La polizia ha fatto sapere che gli agenti hanno fatto ricorso al fuoco quando hanno ritenuto che le loro vite fossero in pericolo.
Gli scontri sono avvenuti mentre i sostenitori del governo eritreo celebravano il 30° anniversario dell’ascesa al potere dell’attuale sovrano. L’evento si è tenuto vicino all’ambasciata eritrea nel sud di Tel Aviv. L’Eritrea ha uno dei peggiori bilanci al mondo in materia di diritti umani.
Il servizio di soccorso – riporta ancora la Cbs – ha detto che almeno 160 persone sono rimaste ferite, di cui otto in gravi condizioni. Gli altri avevano ferite moderate o lievi. Un portavoce dell’ospedale Ichilov di Tel Aviv ha detto che sono stati ricoverati 11 pazienti per ferite da arma da fuoco. La polizia ha detto che tre manifestanti sono stati feriti dal fuoco della polizia.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, convocherà domenica una task force ministeriale per esaminare quanto accaduto oggi a Tel Aviv, dove sono scoppiati violenti scontri tra richiedenti asilo eritrei e la polizia. Lo ha reso noto l’ufficio di comunicazione del premier in una nota, riportata dai media israeliani, in cui si fa riferimento ai dimostranti come a residenti illegali. La task force esaminerà l’attuazione di misure contro i manifestanti, compresa l’espulsione. Centinaia di persone, inclusi poliziotti, sono rimasti feriti durante le proteste contro il regime di Asmara.
In Israele, il dipartimento per le indagini interne della polizia ha aperto un’inchiesta sull’uso di fuoco vivo da parte degli agenti contro i richiedenti asilo eritrei che protestavano a Tel Aviv in polemica con il governo di Asmara. Ne dà notizia Times of Israel sottolineando che si è trattato del primo uso di fuoco vivo su manifestanti nel Paese dall’ottobre 2000, durante disordini di massa della comunità araba. Violenti scontri sono avvenuti oggi tra i richiedenti asilo eritrei e le forze di polizia israeliane e tra gruppi di eritrei pro e contro il regime di Asmara. La miccia è stata un evento organizzato dall’ambasciata eritrea e contestato dai richiedenti asilo. Secondo quanto riportano i media israeliani il bilancio dei feriti è salito ad almeno 160.
Israele, scontri a Tel Aviv
Gli incidenti – secondo le ricostruzioni – hanno avuto luogo in due momenti: il primo quando la polizia ha tentato di sciogliere il corteo che si stava dirigendo in protesta verso l’ambasciata; il secondo ha visto lo scontro diretto tra gli oppositori e i sostenitori del governo eritreo.
Uno degli organizzatori della dimostrazione – citato dai media come Johnny – ha raccontato di aver chiesto alla polizia di far cancellare l’evento programmato in ambasciata avvisando che ci sarebbero potuti essere incidenti. “Abbiamo portato molte persone dalla polizia e chiesto – ha sottolineato – di cancellare l’evento del regime. Abbiamo avvertito che ci sarebbero state violenze ma non ci hanno ascoltato”. Fatto sta che gli scontri hanno messo in scacco una buona parte della zona sud di Tel Aviv e spinto – in pieno riposo sabbatico – il premier Benyamin Netanyahu a seguire la situazione e a chiedere al capo della polizia Yaacov Shabtai di riportare l’ordine.
Secondo stime dei media, in Israele sono presenti – come richiedenti asilo dal regime autoritario del presidente Isaias Afwerki – almeno 20.000 eritrei. Le ong in difesa dei diritti dell’uomo sostengono che solo una piccola parte dei profughi sia pro governo. I fatti di Tel Aviv hanno subito riacceso le polemiche tra maggioranza e opposizione israeliana con la seconda che ha accusato l’esecutivo – come ha detto il leader Yair Lapid – di “non saper gestire la crisi dell’immigrazione, che anzi è peggiorata”.
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