La Fondazione Crt tornerà a
investire all’estero e manterrà un focus sugli investimenti in
società che operano nel settore delle infrastrutture. Con la
Compagnia di San Paolo cercherà “di collaborare su specifici
progetti” e si confronterà anche con le altre fondazioni di
origine bancaria del Piemonte e della Liguria, con la fondazione
Paideia, la Fondazione Agnelli e la Caixa spagnola. Nessuna
intenzione di cedere le partecipazioni in Unicredit, Generali,
Bpm e Mundys. Andrea Varese, da poco segretario generale della
Fondazione Crt, illustra – in un’intervista al quotidiano La
Stampa – gli obiettivi dell’ente torinese .
“La fondazione – spiega – ha un patrimonio rilevante che
penso sia stato gestito bene. Guardando al futuro credo ci
saranno opportunità per diversificare ulteriormente, non solo
per settore economico, ma anche per geografie”. Varese ricorda
che l’ammontare delle erogazioni, circa 70 milioni all’anno, “è
una cifra importante, è più di un milione erogato a settimana”
e, quindi, la Fondazione Crt ha “una responsabilità importante”:
“Credo ci siano – spiega – due aree di miglioramento. La prima,
dovremmo forse comunicare meglio quello che facciamo, la seconda
è che quei 70 milioni sono stati distribuiti su 1.400 progetti
annui. Forse avrebbe senso allocare una parte delle erogazioni
su un minor numero di progetti pluriennali con un maggiore
impatto”, sottolinea Varese. Per il 2023 l’aspettativa è “una
conferma dei risultati complessivi del 2022, ma basati
esclusivamente sulla gestione ordinaria”. Quanto agli effetti
della tassa sugli extraprofitti delle banche, Varese osserva che
è “facilmente eludibile e potenzialmente distorsiva della
normativa europea. Capisco le complessità del quadro in cui
opera il Governo, ma mi sembra che vi siano spazi di
miglioramento”. Quanto al presidente Fabrizio Palenzona
un’assicurazione: “è da tutti riconosciuto in Italia che egli
abbia uno spiccato equilibrio e senso delle istituzioni”.
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