I dati sulle temperature straordinariamente elevate del 2023, utilizzati nello studio guidato da Zichen Li, arrivano dalla banca dati cinese sulle temperature superficiali globali (Cmst 2.0), che integra oltre un secolo di dati sulla temperatura dell’aria della superficie terrestre di tutto il mondo e incorpora anche ricerche all’avanguardia. Uno strumento prezioso, liberamente accessibile sia per la comunità scientifica che per il pubblico, che nel 2022 è stato anche ampliato per includere i dati sulla temperatura superficiale dell’Artico, migliorandone la copertura globale.
I risultati mostrano che l’anno in corso ha già guadagnato il terzo posto per il primo semestre più caldo da quando sono iniziate le misurazioni, collocandosi appena dietro il 2016, ancora al primo posto, ed il 2020. Le temperature medie globali della superficie del mare sono salite al massimo storico in aprile, seguite a ruota da quelle relative all’aria vicino al suolo, che in giugno hanno raggiunto i secondi valori più alti mai registrati. Questa combinazione ha portato maggio ad essere incoronato come il mese più caldo mai misurato in base alle temperature superficiali medie globali. Ma la ricerca rivela anche che i valori stanno continuando a crescere nella seconda metà dell’anno, che ha quindi buone chance di diventare il più caldo di sempre, e che la tendenza potrebbe proseguire nel 2024.
Nessuna buona notizia per i ghiacciai, dunque, soprattutto quelli delle Alpi, che quest’estate hanno battuto due volte in due mesi il record dello zero termico: l’altitudine alla quale la temperatura è di zero gradi è salita prima a 5.184 metri e poi a 5.328 metri. Particolarmente in difficoltà risultano i ghiacciai del Tirolo, come quello austriaco dell’Hintereisferner: il suo anno nero, per ora, è stato il 2022, quando ha infranto il record di scioglimento. Secondo la ricerca guidata da Annelies Voordendag, infatti, è entrato in un bilancio negativo già all’inizio dell’estate, il 23 giugno: quasi due mesi prima rispetto ai due anni precedenti e in anticipo anche rispetto ad anni particolarmente caldi, come il 2003 ed il 2018, nei quali il momento in cui il ghiaccio invernale è andato perso non è stato raggiunto prima della fine di luglio.
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