“Nei prossimi giorni attendiamo la terza rata, nei giorni scorsi abbiamo formalmente richiesto la quarta, stiamo lavorando alacremente per raggiungere gli obiettivi della quinta e per la revisione complessiva del Piano, che include il capitolo RepowerEU”, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine della cabina di regia che ha riunito il governo e i rappresentanti di Comuni, Regioni e Province. La riunione è servita per fare una verifica dello stato di attuazione del piano, e per dare a tutti un aggiornamento sul pagamento della terza rata (18,5 miliardi di euro), previsto per i prossimi giorni, e sulla richiesta di pagamento della quarta rata (16,5 miliardi) inoltra a Bruxelles il 22 settembre. Non è attesa prima della fine dell’anno, perché la Commissione europea dovrà ora verificare ogni obiettivo raggiunto, un processo che per la terza rata ha richiesto oltre sei mesi. Il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, spiega che le interlocuzioni con la Ue in questi giorni sono positive. Il confronto è sulla “rendicontazione degli obiettivi della quarta e di verifica per quelli connessi alla quinta rata”, un percorso che proseguirà parallelamente in modo che l’Italia possa andare con l’attuazione degli obiettivi del semestre senza grosse sorprese alla fine del percorso.
Fitto, che rivendica il “lavoro serio” del governo sul Pnrr, ricorda anche che le modifiche al piano contengono il nuovo capitolo RepowerEU, “che risulterà fondamentale per raggiungere strutturalmente gli obiettivi di competitività, sicurezza energetica e sostenibilità ambientale, indicati dalla Commissione europea”. Sul proseguimento dell’attuazione restano i timori di sindaci e presidenti di Regione di perdere i fondi di progetti già avviati. Dalla revisione del piano sono usciti infatti sei miliardi di interventi per i Comuni, 3,3 miliardi destinati alla rigenerazione urbana e altri 2,5 miliardi per i piani urbani integrati. Alla lotta contro il rischio di alluvione e idrogeologico sono stati sottratti 1,3 miliardi. Saltano anche 1 miliardo per la voce idrogeno in settori hard-to-abate, 728 milioni per servizi e infrastrutture di comunità, 675 milioni per gli impianti innovativi (incluso offshore), 300 milioni per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e 110 milioni per il verde urbano ed extraurbano.
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