The Creator, che prende il via all’indomani di un evento catastrofico, ovvero la decimazione di Los Angeles da parte dell’intelligenza artificiale, un disastro con tanto di Ground Zero e un milione di morti, mostra come i governi occidentali rispondano mettendo al bando l’IA, mentre la Nuova Asia continui a sviluppare queste tecnologie, al punto che i robot sono diventati simili agli esseri umani e accolti come pari. Questo scatena una guerra tra Occidente e Oriente, America contro Asia, che fa da sfondo alla storia, una guerra in cui, tra l’altro, non sono certo i robot i più cattivi. Tornando ai primi giudizi su questo film, non sono la storia e i dialoghi ad aver impressionato, ma come già detto le immagini. Alla domanda cosa suscita The Creator?, c’è chi risponde “è visivamente sbalorditivo”, chi lo definisce “cinematograficamente splendido” e chi, come il sito Collider, usa il termine “fenomenale” e con un direttore della fotografia “da tenere d’occhio come l’israelo-americano Oren Soffer. Da lui uno splendido fotogramma uno dopo l’altro”. Sull’accoglienza del diverso, sull’inclusione, un tema molto presente in The Creator, ha sottolineato il regista: “Viviamo in un mondo in cui abbiamo paura delle persone diverse da noi, in cui siamo sempre più polarizzati. A volte siamo convinti che coloro che non condividono i nostri valori siano i cattivi e noi i buoni. Volevo provare a esplorare – ha spiegato Edwards – il tipo di situazione in cui, dopo aver avuto un enorme pregiudizio nei confronti di un certo gruppo, alla fine vieni catapultato proprio in quel gruppo e devi conviverci, o comunque trovare il modo di uscirne vivo”.
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