“Credo che alla Commissione ci siano delle persone che hanno fatto e fanno politica, e quindi diversamente dai banchieri centrali – aggiunge, con una stoccata alla Bce – che fanno il loro mestiere e decidono in autonomia da altri tipi di considerazione, credo che comprenderanno la situazione”. Il quadro tracciato nella Nadef rivede lo scenario di previsione fissato ad aprile nel Def. Viene ridimensionata innanzitutto la crescita dell’economia: quest’anno il Pil si fermerà al +0,8% (dal +1% previsto ad aprile), mentre nel 2024 sarà dell’1,2% (dal +1,5% del Def). Cambiano anche i numeri sull’indebitamento: il deficit 2023, in particolare, schizza al 5,3% (dal 4,5%) interamente per l’effetto del Superbonus. Per il 2024 invece l’asticella del deficit viene alzata sia sul quadro tendenziale (a legislazione vigente) che su quello programmatico, rispettivamente fissati al 3,6 e al 4,3% (da rispettivamente 3,5 e 3,7): il risultato è che la dote per la manovra ricavata in deficit passa da 4,5 a 14 miliardi. Il debito pubblico è “sostanzialmente stabilizzato”, assicura Giorgetti. Il percorso di riduzione è confermato, dal 140,2% del 2023 al 139,6% nel 2026. Ma anche qui si sentono le ripercussioni del Superbonus.
“Non diminuisce come auspicato perché il conto da pagare dei bonus edilizi, in particolare il Superbonus, sono i famosi 80 miliardi, ahimé in aumento, in 4 comode rate”, spiega: senza questo effetto, “il debito sarebbe più basso di un punto percentuale ogni anno”. Il tesoretto emerso oggi si arriva già a più della metà delle risorse. Ci si attende infatti una legge di bilancio leggera, poco sopra i 20 miliardi. Le prossime settimane saranno cruciali. Entro il 15 ottobre va inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio, mentre entro il 20 ottobre la legge di bilancio deve arrivare alle Camere. La caccia alle risorse è già partita e guarda a 360 gradi, dal Lotto al riordino delle agevolazioni fiscali, fino a un rafforzamento della spending review che potrebbe arrivare a 2 miliardi nel 2024. Difficile invece che si faccia leva sulle privatizzazioni per il debito. “Si faranno sicuramente sì, l’orizzonte è pluriennale, il se e il quando le decide il ministro dell’Economia”, ha detto Giorgetti, che allontana i tempi su uno dei dossier su cui si concentra l’attenzione, quello di Mps.
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