Stando ai dati dell’Istituto, nel 2042 il numero medio di componenti per famiglia potrebbe scendere a 2,13 dai 2,32 del 2022. Mentre le persone destinate a vivere sole nel 2042 dovrebbero essere 9,8 milioni, in maggioranza anziani, contro gli 8,4 milioni del 2022. Non vanno meglio i dati sul lavoro: il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerebbe da circa tre a due nel 2022 a circa uno a uno nel 2050. L’Istat prevede inoltre una crescita del numero generale delle famiglie: ma il numero medio di componenti sarà sempre più piccolo. Meno coppie con figli, dunque, più coppie senza: entro il 2042 solo una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli, più di una su cinque non ne avrà.
“Il declino della popolazione nei prossimi anni è quasi una certezza” sottolinea senza mezzi termini l’Istat. La popolazione residente, dai 59 milioni del 1° gennaio 2022, passerebbe a 58,1 milioni nel 2030, a 54,4 milioni nel 2050 fino a scendere a 45,8 milioni nel 2080 con una perdita complessiva di 13,2 milioni di residenti rispetto ad oggi. Essendo previsioni ci sono più ipotesi: in quella più favorevole la popolazione potrebbe subire una perdita di “soli” 6,2 milioni tra il 2022 e il 2080, di cui 2,5 milioni già entro il 2050. Nel caso peggiore, invece, il calo di popolazione sfiorerebbe i 20 milioni di individui tra oggi e il 2080, 6,8 milioni dei quali già all’orizzonte del 2050.
Le attuali dinamiche demografiche, spiega l’Istat, proseguono “la tendenza alla diminuzione delle nuove generazioni, causando uno squilibrio a favore delle generazioni più anziane”. Questo perché “non si ravvisano al momento segnali di una inversione di tendenza nel numero delle nascite nei prossimi anni”. E l’amara constatazione dell’Istat è che “i futuri comportamenti demografici non annulleranno le tendenze in atto”.
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