“È del tutto evidente – commenta Cartabellotta – che l’irrisorio aumento della spesa sanitaria di 4.238 milioni di euro (+1,1%) nel triennio 2024-2026 non basterà a coprire nemmeno l’aumento dei prezzi, sia per l’erosione dovuta all’inflazione, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale di quelli al consumo”.
In altri termini, le stime previsionali della Nadef 2023 sulla spesa sanitaria 2024-2026 non lasciano affatto intravedere investimenti da destinare al personale sanitario, ma certificano piuttosto evidenti segnali di definanziamento. In particolare il 2024, lungi dall’essere l’anno del rilancio, segna un preoccupante -1,3%.
A parole, sottolinea il presidente di Gimbe, la Nadef 2023 afferma l’intenzione di stanziare risorse per il rilancio del personale sanitario nel prossimo triennio ma i numeri non lasciano intravedere affatto i fondi necessari, ma viceversa documentano segnali di definanziamento della sanità pubblica ancor più evidenti di quelli del Def 2023, le cui stime previsionali sulla spesa sanitaria sono state riviste al ribasso”.
Riassumendo, nel 2023 la spesa sanitaria, secondo i dati di Gimbe, si riduce, rispetto al 2022, dello 0,1% in termini di percentuale del pil, di 1.309 milioni (134.734 milioni contro 136.043) in termini assoluti, con un meno 1% in termini di variazione percentuale. Nel triennio 2024-2026 la spesa sanitaria si riduce complessivamente dello 0,2% in termini di percentuale di pil, aumenta di 2.449 milioni (in media 816 milioni l’anno) in termini assoluti e aumenta di 1,4 punti percentuali (in media di 0,47 per anno) in termini di variazione percentuale. “Oggi la grave crisi di sostenibilità del Ssn – continua Cartabellotta – non garantisce più alla popolazione equità di accesso alle prestazioni sanitarie con pesanti conseguenze sulla salute delle persone e sull’aumento della spesa privata. A fronte di questo scenario, le stime Nadef 2023 spingono la sanità pubblica sull’orlo del baratro, confermando che il rilancio del Ssn non rappresenta una priorità politica nell’allocazione delle, pur limitate, risorse. Scivolando, lentamente ma inesorabilmente, da un Servizio Sanitario Nazionale basato sulla tutela di un diritto costituzionale, a 21 sistemi sanitari regionali basati sulle regole del libero mercato. E, ignorando, rispetto ad altri paesi, che lo stato di salute e benessere della popolazione condiziona la crescita del pil: perché chi è malato non produce, non consuma e, spesso, limita anche l’attività lavorativa dei propri familiari”.
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