Quando “mi hanno chiamato mi sono emozionato – aggiunge Giancarlo de Cataldo, magistrato e autore di Romanzo Criminale (da Einaudi) da cui la serie madre è tratta nonché del soggetto di serie – nel rivedere Nils e Riccardo intorno a quel tavolo, nel respirare di nuovo quel clima”. Anche per due degli sceneggiatori di Gomorra, Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli, lavorare sulle origini “è un po’ come tornare nella vecchia maledetta casa che alla fine ti manca. Nello scrivere la prima serie di Gomorra, abbiamo seguito l’evolversi della realtà, ma ci eravamo anche immersi nell’evoluzione della prima guerra di Scampia e Secondigliano, in come la camorra si era radicata nel territorio – dice Ravagli -. Finalmente abbiamo avuto la possibilità di dare corpo a questo materiale”. Gomorra, dall’omonimo best seller di Roberto Saviano, venduta in oltre 190 territori nel mondo, al quinto posto nella classifica del New York Times fra le serie TV non americane più importanti del decennio 2010-2020, riparte nel prequel dall’ascesa criminale del boss Pietro Savastano, da quando era solo un ragazzo di strada fino a diventare il più importante e spietato boss di Napoli. “L’anno di partenza è il 1977 – aggiunge la sceneggiatrice -. Già in alcune stagioni di Gomorra volevamo anche capire come ci siano dei vasi comunicanti tra il mondo civile e della criminalità. Ad esempio, una certa emancipazione femminile filtra anche in questi ambienti”. Senza tradire l’aspetto stilistico “è bello raccontare come un certo spirito entri nei personaggi e li animi come una promessa non mantenuta. Tornare indietro è un po’ come domandarsi a come si fa a diventare così”.
Per le origini di Romanzo Criminale “siamo in un periodo immediatamente precedente ai fatti sia del libro che della serie- sottolinea De Cataldo -. Andiamo ancora di più nella psicologia dei personaggi entrati nel cuore di tutti e stiamo pensando a mescolare di più gli ambienti, con una penetrazione del mondo basso nel mondo alto, che corrisponde a quegli anni, dove c’era chi diceva che il mondo criminale ci avrebbe portato alla rivoluzione e c’era la diffusione in quegli ambienti delle droghe”. Ci si concentrerà sugli anni precedenti all’ascesa della Banda della Magliana: una storia di criminalità romana che si colloca prima delle vicende raccontante nelle due stagioni della serie ma che si aggancia ai suoi personaggi. “Le serie che prendono il pubblico sono quelle che hanno un cuore e un’anima – spiega Tozzi -. L’anima di Romanzo criminale è la ribellione giovanile, una potenza vitale. Per Gomorra è l’aspetto tragico, il richiamo a Shakespeare, il re i principi… una struttura che deve rimanere perché il pubblico se ne sente avvolto a abbracciato”.
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