Con la sua partenza la flotta russa sostanzialmente abbandona il Mediterraneo. Attualmente restano solo due navi da combattimento: due piccole corvette, inclusa la moderna Merkury, impegnate soprattutto nella scorta ai mercantili sospettati di trasferire carichi di armamenti in violazione dell’embargo. Nel febbraio 2022, pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina, Mosca aveva schierato ben sedici unità militari, inclusi due grandi incrociatori gemelli del Moskva affondato nel Mar Nero. Nello scorso autunno anche un sottomarino nucleare aveva varcato Gibilterra, restando immerso nelle acque tra la Sicilia e Creta. Progressivamente però queste navi sono tornate in patria, per sostenere riparazioni e permettere il riposo degli equipaggi.
Nonostante i ranghi ridotti, Mosca mantiene la sorveglianza sull’attività della Nato. Lo dimostra una scena svelata dai satelliti nell’Adriatico, settanta chilometri a nord di Bari: tre giorni fa una nave spia russa ha tallonato la Gerald Ford, la più grande portaerei del mondo. L’ammiraglia statunitense era protetta da un incrociatore e da due caccia, disposti a triangolo. La formazione è stata monitorata dalla Kildin, una veterana dell’intelligence entrata in servizio ai tempi dell’Urss. Le sue strumentazioni sono state completamente aggiornate pochi anni fa: ha la missione di intercettare le trasmissioni radio e le frequenze dei radar, raccogliendo le informazioni più importanti per le operazioni navali. Nelle foto dei satelliti – diffuse dall’account X di MT Anderson – la nave spia si trova a soli undici chilometri dalla scorta della Gerald Ford: una sfida aperta all’Us Navy.
Negli scorsi mesi i vertici della marina Usa e italiana hanno denunciato “il comportamento aggressivo” della flotta russa. E la diminuzione delle risorse non ha spinto il Cremlino a cambiare atteggiamento.