Yemen, finita la tregua gli Houthi attaccano i terminali petroliferi
La nave sequestrata era carica di munizioni dirette verso lo Yemen, dove l’Iran sostiene gli Houti nella guerra civile contro il governo internazionalmente riconosciuto (a sua volta sostenuto dall’Arabia saudita e appoggiato dagli Usa e dell’Europa). La mossa del governo Usa è stata rivelata dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), che supervisiona le operazioni in Medio Oriente. L’amministrazione Biden aggira così temporaneamente il blocco di fatto al finanziamento dei nuovi aiuti militari a Kiev provocato dal licenziamento del presidente della Camera, Kevin McCarthy, che ha paralizzato il varo di nuove leggi mentre cresce l’ala repubblicana contraria a proseguire il supporto militare diretto all’Ucraina.
L’amministrazione Biden adotta così una via creativa per non vanificare 19 mesi di guerra in una fase delicata del conflitto. Il governo Zelensky ha bisogno di riconquistare parte del territorio perduto, sfondando la linea di difesa russa in direzione del mar Nero prima che l’inverno congeli il conflitto, per non rischiare di scivolare di fatto in uno scenario coreano, con il suo Paese diviso lungo una linea probabilmente più sfavorevole di quella che avrebbe potuto rivendicare nei primi mesi del conflitto, quando le trattative a Istanbul erano vicinissime a un accordo saltato per ragioni che restano non dichiarate.
Un risultato che sarebbe devastante, a fronte del sangue versato fino a oggi dai soldati ucraini convinti dalla promessa che con l’aiuto internazionale sarebbero riusciti a ricacciare i russi “fino ai confini del 1991”, fuori cioè non solo dalle terre conquistate dopo il 24 febbraio dell’anno scorso ma anche dal Donbass e dalla Crimea occupati nel 2014.
Martedì scorso i vertici della Nato hanno lanciato l’allarme rivelando che i paesi dell’Alleanza atlantica stanno finendo le scorte di armi e invitandoli a “non lasciare l’Ucraina in balia dell’invasore russo”, riavviando cioè e accelerando la produzione. Un appello che Zelensky ha colto al volo per invocare la fornitura di nuove armi assicurando che la controffensiva “procede lentamente ma inesorabilmente”, mentre i segnali di raffreddamento della propensione a investire miliardi di euro nella guerra cominciano a essere evidenti in diversi paesi. Lo sono anche in Italia, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto ha assunto una posizione molto cauta su nuove forniture.
Per questo, poco prima che a Grenada il ministro degli Esteri ucraino Kuleba e il presidente Zelensky annunciassero che l’Ucraina riceverà nuovi importanti aiuti sul fronte della difesa aerea (lo stesso presidente ucraino l’aveva identificata come “priorità”) la notizia diffusa da Centcom assumeva un’importanza politica ben superiore alla fornitura in sé. Per quanto cospicua, la spedizione di munizioni iraniane sequestrate resta una briciola nel paniere del necessario secondo le richieste ucraine. Ma quegli 1,1 milioni di proiettili di calibro 7,62 utilizzati nei fucili e nelle mitragliatrici leggere dell’era sovietica servivano ad avvertire Kiev e gli alleati che il governo Biden continuerà in ogni modo a sostenere la controffensiva ucraina, al di là delle turbolenze in arrivo con le prossime elezioni presidenziali.
Questa spedizione di proiettili vale lo 0,5 per cento degli aiuti in munizioni già versati fino a oggi da Washington a Kiev, ma è un messaggio molto chiaro: “Dimostra ancora una volta che gli Stati Uniti sono un nostro forte alleato. Armi e munizioni sequestrate avrebbero potuto essere semplicemente smaltite, ma Washington capisce quanto sia importante per noi ricevere aiuto”, commenta alla Bbc il deputato ucraino Oleksandr Vasiuk.
Dal punto di vista tecnico legale il sequestro e la confisca sono stati possibili perché la nave Marwan 1, fermata il 9 dicembre con quel carico iraniano diretto agli houti, non batteva alcuna bandiera: si ritiene fosse manovrata dal Corpo delle guardie rivoluzionarie Islamiche dell’Iran per commettere un crimine, la fornitura di armi a una milizia ribelle.
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