Cresce nel 2022 il tasso di occupazione fra gli under 35 con titolo conseguito da almeno un anno e non oltre tre: 56,5% tra i diplomati e 74,6% tra i laureati (+6,6 e +7,1 punti sul 2021). Per i laureati il valore supera di quattro punti il livello raggiunto prima della crisi del 2008. Restano però molto ampie le distanze con l’Europa.
Il rapporto spiega che “il diploma è considerato il livello di formazione minimo indispensabile per una partecipazione al mercato del lavoro che abbia potenziale di crescita professionale” e che risulta “in calo il vantaggio della laurea sul diploma”. Nel 2022, il tasso di occupazione dei laureati raggiunge l’83,4%, valore superiore di 11 punti a quello dei diplomati (72,3%) e di 30 punti a quello di chi ha conseguito al più un titolo secondario inferiore (53,3%); il tasso di disoccupazione, pari al 3,9%, è invece più basso di 2,6 e 7,0 punti rispettivamente.
In Italia le opportunità occupazionali rimangono più basse di quelle medie europee anche per i laureati: il tasso di occupazione nell’Ue27 (87,4%) è superiore a quello dell’Italia di quattro punti, differenza simile a quella osservata per i titoli medio-bassi.
“Se i genitori hanno un basso livello di istruzione, un giovane su quattro abbandona precocemente gli studi e uno su 10 raggiunge il titolo terziario. Con almeno un genitore laureato, le quote sono, rispettivamente, meno di tre su 100 e circa sette su 10”, riferisce ancora il rapporto. L’Istat sottolinea che il lavoro è “difficile da trovare per chi abbandona gli studi, soprattutto nel Mezzogiorno”.
Nel 2022, il tasso di occupazione dei giovani che abbandonano gli studi è pari al 39%. In Italia, la quota di 18-24enni con al più un titolo secondario inferiore e non più inseriti in un percorso di istruzione o formazione è pari all’11,5% e tra il 2021 e il 2022 è diminuita di oltre un punto. Nonostante i progressi, il valore resta tra i più alti dell’Ue (la media europea è pari al 9,6%).
Tra i disoccupati, che dovrebbero essere i principali destinatari delle azioni di riqualificazione e aggiornamento delle competenze al fine di riallocarsi nel mondo del lavoro, la quota di chi è in formazione è circa la metà di quella media europea (6,7% contro 13,2%). Più simile alla media europea è invece la quota degli occupati che partecipa ad attività formative (nel 2022 il 10,7%; 12,6% nell’Ue); tra questi, l’82,5% lo ha fatto per ragioni professionali e l’85,8% con l’aiuto del datore di lavoro (perché svolto in orario di lavoro o perché pagato dal datore).
Nel Mezzogiorno, i laureati 30-34enni hanno un tasso di occupazione 20 punti più basso rispetto al Nord (69,9%, contro 89,2%). Il report dell’Istat rimarca che il tasso di disoccupazione al Sud Italia è molto più alto che nel resto del Paese anche tra chi ha un titolo di studio elevato. Il tasso di disoccupazione dei laureati è al 6,7%, superiore di quattro punti. “Nel Mezzogiorno, tuttavia – sottolinea l’Istat – i vantaggi occupazionali dell’istruzione sono superiori rispetto al Centro-nord, in particolare tra le donne con titolo terziario”.
L’Istat segnala inoltre “un concreto rischio di esclusione dal mercato del lavoro” per i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa e che in Italia sono il 19% nel 2022, a fronte di una media europea dell’11,7%. E segnala che tra i Neet disoccupati, la metà (51,9%) è alla ricerca attiva di un posto da almeno 12 mesi.
Nelle regioni meridionali, questa quota sale al 62,5%, mentre al Centro è al 43,3% e al Nord al 39,5%. Il rischio di esclusione dal mercato del lavoro, spiega l’Istat, aumenta al crescere del tempo trascorso nella condizione di Neet. In generale la quota di Neet sul totale dei 15-29enni nel 2022 diminuisce per entrambi i generi, tornando prossima ai livelli del 2007, e in misura leggermente superiore per le donne. Il gap tuttavia rimane marcato (17,7% per gli uomini contro 20,5%). Inoltre la quota di Neet è più alta nel Mezzogiorno (27,9% contro 13,5% nel Nord e 15,3% e nel Centro) e tra gli stranieri ( l 28,8% contro 18,0% tra gli italiani).
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