Gli esperti Jim Smith dell’Università di Portsmouth (Gran Bretagna), Nigel Marks della Curtin University (Australia) e Tony Irwin della Australian National University, affermano che le quantità di radiazioni negli sversamenti pianificati da Fukushima vengono mantenute ben al di sotto dei limiti di sicurezza e sono inferiori a quelle dei rilasci di acque reflue da altri impianti nucleari di tutto il mondo. Inoltre, le dosi annuali di radiazioni previste per i consumatori di pesce locale sono di grandezza inferiore rispetto all’esposizione alle radiazioni naturali o ad altre fonti di radiazioni comuni (come le apparecchiature medicali a raggi X o i voli commerciali a lunga distanza). Per quanto riguarda le conseguenze ambientali, gli esperti ricordano che “gli ecosistemi acquatici sono sorprendentemente resilienti all’inquinamento radioattivo”, come dimostrato da studi condotti nei laghi vicino a Chernobyl, dove la dose di radiazioni è oltre mille volte superiore a quella prevista per gli scarichi di Fukushima.
“La scienza della radioprotezione è chiara sul fatto che il rilascio delle acque reflue di Fukushima, se effettuato come previsto, non rappresenta una vera minaccia per gli organismi dell’Oceano Pacifico o per i consumatori dei prodotti del mare di Fukushima”, concludono gli autori. “Qualsiasi deviazione sostanziale dai piani di rilascio verrebbe rapidamente notata dal monitoraggio. Si prevede che anche i governi e i ricercatori di altri Paesi monitoreranno attentamente la radioattività nell’Oceano Pacifico durante il rilascio”, che “sarà probabilmente lo scarico di acque reflue più attentamente monitorato da un sito nucleare”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA