A marzo 2020 aveva chiesto e
ottenuto un finanziamento da Invitalia da 770mila euro per
produrre ventilatori polmonari, indispensabili per curare i
malati più gravi di Coronavirus. In realtà non solo ne ha
prodotto solo uno (quello usato per chiedere il finanziamento)
ma ha usato la gran parte dei soldi nel rifacimento della sede
aziendale. Una startup di Parma è finita così sotto la lente
della guardia di finanza, che ha denunciato il titolare per
truffa aggravata e il perito che ha fatto la relazione tecnica
per falso ideologico in atto pubblico.
Invitalia, agenzia governativa per gli investimenti
interamente controllata dal ministero dell’economia, si era
attivata per reperire ventilatori polmonari. L’azienda
parmigiana aveva risposto al bando, ottenendo il contributo con
l’impegno di produrre trenta ventilatori al giorno, che però non
sono mai stati fatti. Secondo la ricostruzione della Guardia di
finanza, l’azienda aveva acquistato una stampante 3D dal valore
di 36mila euro, anziché quella indicata nella domanda di
finanziamento che ne costava 680mila, impiegando la differenza
nel rifacimento di un’area produttiva della sede aziendale.
Inoltre, per rispettare i tempi, l’azienda avrebbe anche indotto
Invitalia in errore, con documentazioni nelle quali si
certificavano cose non vere.
Invitalia ha revocato il finanziamento e l’azienda dovrà
restituire 899mila euro, ovvero il finanziamento più gli
interessi maturati.
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