Locandina della CGIL per la manifestazione di oggi
“E’ il momento di prendere la parola, di difendere la democrazia e di ribellarci per cambiare il nostro Paese, per dare un futuro ai giovani”, dice il segretario generale Maurizio Landini, nell’appello alla vigilia della manifestazione. E’ una prima prova di piazza di un autunno che vede avvicinarsi anche uno sciopero generale del sindacato contro le politiche del governo Meloni. Mentre anche il Pd si prepara alla manifestazione di sabato 11 novembre sempre a Roma – “per chi vuole costruire un’alternativa alla destra”, come detto da Schlein -, alla quale è pronto ad essere presente anche il presidente del M5s Giuseppe Conte, così come Verdi e Sinistra italiana, ma non il leader di Azione Carlo Calenda, convinto al contrario che “non si può andare continuamente in piazza, non aiuta la serietà della politica”.
Otto le “tappe” nella locandina dei cortei di oggi che traccia la via maestra: lavoro, pace, salute, democrazia, ambiente, salari, istruzione fino ad arrivare ai diritti. In piazza, dunque, si scenderà per il lavoro, contro la precarietà, per il contrasto alla povertà, contro tutte le guerre e per la pace, per l’aumento dei salari e delle pensioni, per la sanità e la scuola pubblica, per la tutela dell’ambiente, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della Repubblica parlamentare: per la difesa e l’attuazione della Costituzione.
Il governo, secondo il leader della Cgil, invece sta andando in un’altra direzione e non sta dando risposte alle priorità indicate dal sindacato: sulla sicurezza, sulle pensioni, sul fisco, sui salari e sui contratti. Sullo sfondo resta lo sciopero generale: la decisione solo una volta conclusa la consultazione straordinaria dei lavoratori e comunque dopo averne discusso anche con Cisl e Uil. E soprattutto alla luce della manovra di bilancio da valutare. Mentre resta aperto il tema del salario minimo, su cui sta per chiudersi il lavoro del Cnel. In attesa della proposta finale, il 12 ottobre, l’orientamento sarebbe di privilegiare il rafforzamento della contrattazione.
Restano divergenze tra gli stessi sindacati. Ma le forze di opposizione vanno avanti. Domani, domenica 8 ottobre saranno ai banchetti per il “firma day”, l’iniziativa a supporto del salario minimo legale a 9 euro l’ora. “Abbiamo bisogno di tornare in parlamento rafforzati da un forte sostegno popolare su questa proposta, perché sotto i 9 euro non è lavoro, è sfruttamento”, rimarca Schlein. “Non accetteremo mai che una legge di civiltà possa essere affossata”, assicura Conte.
Oltre a Landini, a prendere la parola sul palco di piazza san Giovanni saranno tra gli altri i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, di Europe for peace, il presidente delle Acli Emiliano Manfredonia, dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, Rosy Bindi, don Ciotti e Gustavo Zagrebelsky.
Sono previsti due cortei che partiranno alle 13.30 da piazza della Repubblica e da piazzale dei Partigiani per arrivare a San Giovanni, la piazza delle storiche manifestazioni sindacali, dove a partire dalle 15 sono in programma, dal palco, quindici interventi di rappresentanti di alcune delle associazioni. Alle 17 concluderà il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che alle 13.15 sarà alla testa del corteo che partirà da piazzale dei Partigiani.
In occasione della manifestazione, l‘Unione degli Universitari e la Rete degli Studenti Medi ha organizzato un flash mob. “Alle ore 12.45 – fanno sapere dall’Udu – alle ore 12.45, davanti alla Torre dell’Orologio in Piazza Partigiani, pianteremo simbolicamente alcune tende ed esporremo dei libri, per denunciare il caro affitti e il caro libri. Abbiamo aderito convintamente alla manifestazione e chiediamo che si applichi finalmente l’art. 34 della Costituzione, garantendo il diritto all’istruzione anche agli studenti più bisognosi tramite finanziamenti adeguati in borse di studio e residenze pubbliche“.
Ragazzi durante la manifestazione Fridays for Future
Mentre in 35 città italiane gli studenti manifestavano per il clima, a Trastevere a Roma, davanti al ministero dell’Istruzione e del Merito, si svolgeva anche un sit in organizzato dai sindacati degli studenti e dei lavoratori della scuola per dire no all’autonomia differenziata.
Unione degli Universitari, Rete degli Studenti Medi e FLC CGIL hanno tagliato simbolicamente un’Italia gigante in due, indossando maschere di Meloni e Calderoli.
“Oggi siamo qui – ha dichiarato Alessia Polisini, dell’Unione degli Universitari – per opporci al progetto del Governo sull’autonomia differenziata. A rischio sono istruzione, salute, lavoro, ambiente, ricerca scientifica, sicurezza, energia. Queste sono le responsabilità che il governo vuole scrollarsi di dosso per darle in pasto al regionalismo competitivo. Lo vediamo sulla nostra pelle e su quella di cinquemila studenti idonei non beneficiari, a causa della mancata attuazione del LEP. Oggi siamo qui per dire che l’Italia è una e indivisibile”.
“No alla regionalizzazione dei diritti. No alla secessione dei ricchi. No alla costituzione del grande nord. No alle privatizzazioni. No ai tagli”, hanno scandito al megafono.
Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi ha ricordato: “Oggi siamo davanti al MIM perché è da qui che tutti i problemi nascono: verso scuola e università solo tagli negli ultimi decenni, zero investimenti. Noi non ci stiamo”.
Corteo Friday for Future a Napoli
Il leader di Azione sui social pubblica un lungo elenco di motivi per i quali la CGIL non sarebbe credibile oggi in piazza. “Non si parlerà di dove si trovano le risorse, come si gestiscono le transizioni complesse, cosa è accaduto con MagnetiMarelli/Stellantis/Elkann/Repubblica, le responsabilità dei sindacati nella diminuzione degli stipendi derivanti dalla contrattazione negli ultimi 30 anni. Si parlerà degli altri. Perché il sindacato non si assume responsabilità, in questi trent’anni non c’erano”, scrive Carlo Calenda.
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