Un agguato, le squadre di terroristi ci aspettavano davanti alle uscite di emergenza, altri falciavano chi correva verso il parcheggio e chi si era nascosto nei bagni”, dice ancora. Lui è riuscito a salvarsi: “Mentre sparavano a tutti e tutto mi sono nascosto tra gli alberi. Dopo tre ore mi sono spostato finché non ho incontrato i nostri agenti, che mi hanno portato di nuovo lì perché avevano bisogno di un medico. Tutti i miei amici sono stati uccisi, e sono stato io a doverne constatare la morte”. Un’altra sopravvissuta, Esther, è riuscita ad arrivare incolume alla propria auto, ma una volta partita nel caos è stata tamponata. E’ saltata a bordo di un’altra macchina guidata da un ragazzo. Un istante e il giovane alla guida si accascia, colpito a morte da un proiettile. Esther si è finta morta accanto al cadavere del suo salvatore, per ore fino all’arrivo dei soldati. Ortel invece ha strisciato in un aranceto “con le pallottole che mi fischiavano sopra la testa”, mentre un ragazzo ha continuato a correre senza sosta, “gli alberi erano pochi, ci davano la caccia uno per uno tra i rovi, c’erano morti ovunque”. Bilanci ufficiali ancora non ci sono, al party “c’erano almeno tremila persone”, incerto il numero dei morti, dei feriti e di quelli presi in ostaggio. Tra questi c’è Noa, la ragazza sequestrata e portata via in motocicletta, o Shani, la giovane tedesca sparita al rave poi mostrata dai miliziani di Hamas a bordo di un pickup come fosse un trofeo, incosciente e seminuda. “Allahu akbar”, gridano alla folla, mentre uno le solleva la testa prendendola per una ciocca dei capelli. Lei, la cui unica colpa è stata quella di andare a ballare. “Condividiamo il dolore delle persone scomparse e uccise”, hanno scritto sui social gli organizzatori di Tribe of Nova. “Stiamo facendo del nostro meglio per aiutare le forze di sicurezza, mantenendo un contatto costante e siamo nella zona prendendo parte alle ricerche per localizzare i dispersi”. In serata un portavoce della organizzazione rabbinica Zaka, preposta al recupero di cadaveri nelle aree che sono state teatro di attentati, ha riferito che finora sono stati trovati 260 corpi, “ma le ricerche non si sono ancora concluse”. Sui social è un diluvio di appelli, di foto di ragazze e ragazzi che ancora mancano all’appello e che familiari e amici sperano di poter ritrovare. Magari non in quel mare d’orrore
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