“Ci siamo trovati da un giorno all’altro in una situazione ingestibile, eravamo nel pieno dei bombardamenti a Tel Aviv e siamo molto provati”, racconta Giuseppe, che era in vacanza con altri due amici. Uno di loro aggiunge: “osservavamo il comportamento degli altri e ci siamo riparati anche noi nei bunker”. Tutti raccontano di quel rumore assordante che ha cambiato il paesaggio sonoro: “le sirene, i razzi, le esplosioni”, un incubo che sa di orrore. E poi le prime notizie frammentate che pian piano descrivono una situazione precipitata. “La preoccupazione ci arrivava in realtà dall’Italia. Così abbiamo cominciato a capire che le cose diventavano gravi e quindi ci siamo dati da fare per contattare l’unità di crisi della Farnesina, loro hanno capito le nostre esigenze e ci hanno fatto ritornare. Sono dieci anni che vado a Gaza, lì ci sono state schermaglie ma non erano mai state così. Noi eravamo riparati nell’orfanotrofio e i bimbi non si sono accorti di nulla. Ma quando sono uscito domenica scorsa le strade di Betlemme erano vuote”, dice Giuseppe, uno dei volontari del progetto ‘Sorriso Cresce’ che sostiene un orfanotrofio a Betlemme da diversi anni. Per qualcuno la violenza ha fatto irruzione durante una vacanza. “Eravamo a Tel Aviv in ferie da una settimana – racconta Federico, originario dei Castelli Romani, rientrato con la moglie e la figlia di quattro anni – sentivamo gli allarmi e all’inizio non sapevamo neppure di cosa si trattasse. Poi ci hanno dato indicazioni per trovare un rifugio che era nel distretto e ci hanno detto di sdraiarci a terra, ma non facevamo mai in tempo perché avevamo solo novanta secondi per andare nel bunker dal momento dell’allarme. Si sentivano le esplosioni, era l’Iron Dome israeliano che intercettava e distruggeva i missili di Hamas
. Per fortuna la bimba non si è accorta di niente. C’era paura e ora tanta stanchezza ma in Israele sono preparatissimi: sanno esattamente cosa fare e danno indicazioni. In quell’insicurezza ci sentivamo sicuri, c’era l’esercito dappertutto”. La paura è descritta anche da un’altra turista appena sbarcata. “Siamo rimasti bloccati nella camera d’albergo. Il terrore c’è stata soprattutto all’inizio, quando sentivamo gli allarmi”. “Eravamo agli ultimi giorni di un tour a Gerusalemme. Per fortuna dopo gli attacchi abbiamo trovato riparo dalle suore comboniane di Gerusalemme che ci hanno ospitato per una notte. Avevamo sempre informazioni di prima mano”, aggiunge un altro turista.
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