L’intervento del leader dell’opposizione laburista britannica era iniziato con una contestazione. Un giovane attivista era riuscito a salire sul palco e aveva lanciato addosso a sir Keir una manciata di paillettes, come a voler denunciare la sua linea troppo moderata su temi come l’economia e l’ambiente. Il contestatore è poi stato trascinato rapidamente via dalla sala dalla sicurezza, mentre la platea incoraggiava il leader con applausi. Starmer aveva continuato comunque a sorridere, anche se aveva dovuto togliersi la giacca, imbrattata.
Incoraggiato dai sondaggi degli ultimi mesi – e dal logoramento forse irrimediabile dei rivali Tory affidatisi dopo una girandola di scandali, lotte interne e cambi di leadership alla guida del 43enne attuale premier Rishi Sunak -, il 61enne Starmer prova a presentarsi già come capo del governo in pectore. Evocando una prospettiva di “10 anni” di potere laburista, dopo un lungo digiuno segnato da 4 sconfitte elettorali consecutive (2010, 2015, 2017, 2019). E confermando nella sostanza la svolta moderata impressa al partito, quasi un ritorno al blairismo, dopo l’emarginazione della sinistra interna del predecessore Jeremy Corbyn, gradito ad ampi settori degli iscritti, ma non da buona parte della nomenklatura interna, dall’establishment del Paese o dalla platea più ampia della maggioranza silenziosa dell’elettorato britannico, e protagonista della disfatta alle urne di 4 anni fa. Di qui il richiamo insistito alla volontà di costruire “un Regno Unito nuovo”, ma “stabile e forte” in nome della prospettiva di un’alternativa credibile: sotto una leadership che non incarna più “la contestazione” al sistema nelle parole di Starmer per porsi invece “al servizio del Paese”.
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