. Oggi tra l’altro l’ambasciata di Mosca in Israele ha fatto sapere che quattro russi – anche con cittadinanza israeliana – risultano tra gli uccisi negli attacchi di Hamas di sabato e altri sei sono dispersi. In serata il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato sue conversazioni telefoniche per cercare di favorire un cessate il fuoco con Putin e con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, oltre che con i leader di Palestina, Israele, Egitto, Libano, Qatar e Malaysia. Il primo passo è che “le parti in conflitto”, e quindi anche Israele, “minimizzino e riducano a zero i danni alle popolazioni civili”, ha avvertito Putin nel suo incontro con al-Sudani. Da parte sua il premier iracheno ha avuto parole dure per lo Stato ebraico, dicendo che gli attacchi senza precedenti di Hamas sono stati “una naturale conseguenza delle azioni di Israele, che ha continuato a violare i diritti dei palestinesi” mentre “la comunità internazionale rimaneva in silenzio”. Le bordate più pesanti arrivano tuttavia – e non c’è da stupirsene – da Teheran. La Guida suprema, Ali Khamenei, ha parlato di una “sconfitta irreversibile del regime sionista sia in termini militari che a livello di intelligence”, paragonando l’attacco di Hamas a un “devastante terremoto”. Respingendo le accuse alla Repubblica islamica di avere sostenuto direttamente i miliziani palestinesi nell’aggressione ad Israele – un coinvolgimento di cui anche secondo gli Usa non esistono prove -, Khamenei ha tuttavia avvertito che lo Stato ebraico “riceverà uno schiaffo ancora più forte in faccia se si metterà a massacrare il popolo di Gaza”. Sull’altra sponda del Golfo Persico, in Arabia Saudita, il principe ereditario e leader de facto del Paese, Mohammad bin Salman, ha assicurato in una telefonata con Abu Mazen che Riad continua a “stare al fianco del popolo palestinese per ottenere i suoi legittimi diritti a una vita dignitosa, realizzare le sue speranze e aspirazioni e raggiungere una pace giusta e duratura”.
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