Il viceministro all’economia Maurizio Leo, che sta perfezionando il decreto, ha annunciato nelle scorse settimane l’intenzione di portare in cdm la revisione del calendario degli adempimenti, sia per le dichiarazione sia per i termini di versamento, oltre alle misure per favorire un nuovo rapporto tra fisco e contribuente, come il concordato preventivo biennale e la cooperative compliance. Intanto l’esecutivo ottiene l’autorizzazione del Parlamento ad utilizzare i 15,7 miliardi in deficit liberati dalla Nadef per la manovra. La Camera e il Senato, con deputati e senatori al gran completo per non ripetere l’inciampo di aprile sul Def, approvano, rispettivamente con 224 sì e 127 no e con 111 sì e 69 no, le risoluzioni di maggioranza sullo scostamento e sulla Nadef. Le opposizioni, nonostante qualche tentativo iniziale di trattare sulla sanità, alla fine votano compatte contro. Qualcuno solleva il nodo incostituzionalità, ma Giorgetti replica: la Carta “parla di cause eccezionali, mi sembra sembra che siamo in una situazione come questa o sbaglio?”. Approvata sempre alla Camera anche una mozione di maggioranza sulla Governance europea. La manovra che prende forma, in linea con le risoluzioni della maggioranza, si sviluppa su quattro i pilastri: conferma del taglio del cuneo fiscale anche nel 2024, avvio della riforma fiscale con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef, misure per le famiglie, con particolare riguardo a quelle numerose, risorse per il rinnovo dei contratti della Pa, con particolare attenzione alla sanità. Nella manovra asciutta che complessivamente dovrebbe aggirarsi intorno ai 22 miliardi, il magro capitolo pensioni dovrebbe limitarsi alla conferma di Quota 103, al rinnovo di Ape sociale e Opzione donna forse rivista. Ma già si guarda all’iter parlamentare e si profila l’ipotesi che la maggioranza, per accelerare i tempi, non presenti emendamenti. Una strada non facile però da percorrere. “Io non do nessun tipo di indicazione”, svicola il ministro Giorgetti, che da mesi ripete il mantra delle scelte difficili. “Come ogni governo – si limita a dire – spero che la sessione di bilancio sia veloce, fruttuosa e che arrivi a risultato per dare un quadro di certezze per tutti”.
Giorgetti: ‘Debito? Governo ha agito in modo serio’
“E’ legittimo che il Fondo monetario faccia questo invito, dopodiché come ho detto e ribadisco, man mano che anche gli esperti leggono il contenuto della Nadef e ancora di più quando leggeranno la legge di bilancio capiranno che il governo italiano ha fatto le cose in modo responsabile e serio”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rispondendo a margine del voto sulla Nadef in Senato a chi gli chiedeva dell’invito del Fmi al governo italiano ad essere più ambizioso sul debito. “Sono molto tranquillo – ha detto – poi lì ci vado anche io, abbiamo già avuto modo di scambiare opinioni durante questo anno di governo”.
Fmi, governo sia più ambizioso su calo debito
L’Fmi chiede al governo italiano uno sforzo maggiore sui conti pubblici. Nella conferenza stampa al meeting di Marrakech il responsabile del dipartimento di bilancio Vitor Gaspar ha sottolineato che “servono ambizioni aggiuntive in termini di aggiustamento dei conti pubblici in un contesto di rafforzamento degli obiettivi che il governo ha in questo ambito”. Per Gaspar “il debito pubblico calerà ma molto lentamente e ben al di sopra del livello pre-pandemico”. Per far scendere il rapporto debito/pil vi sono “due elementi cruciali, riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita potenziale” e obiettivi più ambiziosi.
Fitch, Nadef significativo allentamento politica bilancio
Le stime della Nadef rappresentano ‘un significativo allentamento della politica di bilancio rispetto agli obiettivi precedenti’ del governo italiano. Lo scrive l’agenzia Fitch. ‘Le nostre previsioni aggiornate sul deficit pari al 5,2% del Pil nel 2023 e al 4,2% nel 2024 sono ormai vicine ai nuovi obiettivi del governo dopo le nostre revisioni di maggio’. Fitch prevede un calo più contenuto del debito che, riflettendo la revisione del deficit, in rapporto con il Pil scenderà di 1,3 punti percentuali al 140,3% quest’anno, meno rispetto ai 2,2 punti percentuali stimati a maggio. Il debito si stabilizzerà al 140% del Pil nel 2025.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA