Intanto, Elon Musk risponde a Breton dopo le accuse di disinformazione su Israele circolate sulla piattaforma X. “La nostra politica è che tutto sia open source e trasparente, un approccio che so l’Ue sostiene. Vi preghiamo di elencare le violazioni su X, cui si allude, in modo che il pubblico possa vederle”, scrive Musk.
A stretto giro risponde Breton: “Siete ben consapevoli delle segnalazioni dei vostri utenti e delle autorità sui contenuti falsi e sull’esaltazione della violenza. Sta a voi dimostrare che mantenete le parola. Il mio team rimane a disposizione per garantire la conformità al Dsa (Digital service act, ndr), che l’Ue continuerà a far rispettare rigorosamente”.
“Dopo gli attacchi terroristici di Hamas contro Israele – dice un portavoce di Meta – abbiamo rapidamente istituito un centro operativo dedicato composto da esperti, che include persone che parlano la lingua ebraica e la lingua araba, per monitorare attentamente e in tempo reale questa situazione in rapida evoluzione. I nostri team stanno lavorando senza sosta per mantenere le nostre piattaforme sicure, intervenire sui contenuti che violano le nostre policy o le leggi locali e coordinarsi con fact-checker di terze parti nella regione del conflitto per limitare la diffusione di disinformazione. Porteremo avanti questo lavoro nel corso del conflitto”.
Nei giorni scorsi ci sono state diverse segnalazioni riguardo informazioni errate sul conflitto, circolate su X. Ad esempio, Nbc News ha riferito che diversi account verificati hanno pubblicato notizie false su Joe Biden che approvava una sovvenzione militare a Israele. Mentre il sito specializzato Wired ha rilevato che l’algoritmo di X ha potenziato i post – inclusi video di videogiochi spacciati per filmati di guerra – diffondendo così disinformazione. E lo stesso Musk in un post poi cancellato ha cosnsigliato due account che avevano in passato diffuso false informazioni.
A fine settembre, in un rapporto, l’Ue ha definito X “la piattaforma con la maggiore disinformazione”. Da quando ha acquistato l’ex Twitter, a fine ottobre 2022, l’imprenditore ha praticamente azzerato il team sicurezza e consente a tutti, dietro pagamento, di avere un profilo verificato, la cosiddetta ‘spunta blu’.
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