La manovra si sviluppa su quattro i pilastri: conferma del taglio del cuneo fiscale anche nel 2024, avvio della riforma fiscale con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef, misure per le famiglie, con particolare riguardo a quelle numerose, risorse per il rinnovo dei contratti della Pa, con particolare attenzione alla sanità. Nella manovra che complessivamente dovrebbe aggirarsi intorno ai 22 miliardi, il magro capitolo pensioni dovrebbe limitarsi alla conferma di Quota 103, al rinnovo di Ape sociale e Opzione donna, forse rivista. Il testo della legge di bilancio è atteso lunedì in consiglio dei ministri dove arriverà insieme al decreto fiscale che fornirà una prima dote per la manovra e introdurrà la global minimum tax. Sul tavolo del Cdm ci sarà anche il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles e al decreto fiscale collegato,
La Camera ha approvato la risoluzione presentata dalla maggioranza sulla Nadef e la richiesta di scostamento di bilancio da 3,2 miliardi nel 2023 e 15,7 miliardi nel 2024 con 224 voti favorevoli e 127 contrari. Anche il Senato ha dato via libera con 111 voti favorevoli e 69 contrari. All’interno di questo tetto, pari allo 0,7% del Pil si muoverà la manovra finanziaria per il 2024. La manovra ha come caposaldo la crescita del Pil (0,8% nel 2023, poi per arrivare all’1,4% nel 2025 e scendere all’1% nel 2026). Ovviamente la variabilità del quadro internazionale rischia di far saltare queste stime imponendo aggiustamenti che potrebbero essere dolorosi. Stesso discorso per il deficit. Previsto il 5,3% nel 2023 e del 4,3 nel 2024. La proiezione per il 2025 fissa l’asticella al 3,6% e nel 2026 al 2,9 per cento.
Il timore del ministro dell’Economia è legato alle reazioni dei mercati internazionali. Le prime non sono state positive. Ieri a Marrakech il Fondo Monetario ha invitato l’Italia a essere più ambiziosa visto che la crescita sta calando mentre deficit e debito saliranno, visto il nuovo scostamento da 15,7 miliardi. Ancora più esplicita è stata l’agenzia di rating Fitch secondo cui la Nadef comporta “un significativo allentamento della politica di bilancio del governo italiano”. Il ministro Giorgetti, a Roma, ha ostentato tranquillità. Il ricorso al deficit, ha rilevato è legittimo in una situazione “eccezionale” come l’attuale.
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