Gaza sotto assedio vive giornate di buio e disperazione. I servizi sanitari avvertono di essere vicini al collasso, di non avere i mezzi per assistere le migliaia di feriti riversatisi da sabato nei centri medici della Striscia. Il personale medico è allo stremo delle forze. Ad aggravare la situazione la penuria di diesel e le interruzioni nell’erogazione della corrente elettrica, che ormai arriva solo dai generatori. Ieri Hamas ha chiesto l’apertura di un corridoio umanitario per far affluire dall’Egitto aiuti umanitari urgenti. Finora è rimasto tutto chiuso. A 500 metri distanza c’è un secondo ospedale, privato, che si chiama al-Awda. Il suo direttore, il dottor Ahmed Muhanna, spiega di aver proclamato lo stato di emergenza già sabato, con l’inizio delle ostilità e i primi sgomberi della popolazione dalle aree più vicine al territorio israeliano. Tutto lo staff medico è stato richiamato ed i malati meno gravi sono stati dimessi. Il suo ospedale, di appena 80 letti, ha dovuto curare 450 feriti. Altri sono stati inviati altrove. “Abbiamo chiesto 10 mila litri di diesel – afferma – ma ne abbiamo ricevuti solo 3.000. Ci basteranno, se va bene, solo per cinque giorni. I nostri generatori operano 24 ore su 24. Inoltre ci mancano scorte di ossigeno. Attraversiamo difficoltà indicibili”.
“La situazione umanitaria a Gaza rischia di essere presto fuori controllo”, ha avvertito la Croce Rossa internazionale. In una conferenza stampa a Ginevra il suo direttore regionale Fabrizio Carbone – citato dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa – ha rilevato che i bombardamenti in corso non consentono alla sua organizzazione di distribuire le riserve di materiali necessari. Fra questi ha menzionato il diesel per i generatori elettrici e la clorina per la rete idrica. “Le condizioni di sicurezza – ha aggiunto – non permettono di muoverci liberamente. Dall’inizio di questa tornata di ostilità – ha precisato – cinque paramedici della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa sono rimasti uccisi”.
Anche la Croce Rossa ritiene che sia dunque necessario istituire al più presto un corridoio umanitario per far entrare a Gaza medicinali e combustibili, come peraltro auspicato dalle Nazioni Unite.
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