Nel testo si valorizza “la via tradizionale” della contrattazione collettiva. E si sostiene che “la mera introduzione di un salario minimo legale non risolverebbe né la grande questione del lavoro povero né la pratica del dumping contrattuale né darebbe maggior forza alla contrattazione collettiva”. E la premier spiega come “occorre piuttosto programmare e realizzare, nell’ambito di un piano di azione pluriennale, una serie di misure e interventi organici. È la strada che il Governo intende intraprendere nel minor tempo possibile, tenendo in massimo conto le indicazioni e i suggerimenti formulati nel documento dalle rappresentanze delle forze sociali presenti nel Cnel e di quelli che arriveranno dall’opposizione”.
Nel pomeriggio non passa in assemblea la proposta presentata dai cinque esperti, tra quelli nominati dal presidente della Repubblica, sulla sperimentazione della “tariffa retributiva minima” nei settori più critici. Nel lavoro sul documento il Cnel “è partito dalla direttiva europea e non dai dibattiti parlamentari”, sottolinea Brunetta, sostenendo che avere una contrattazione “forte è l’unica garanzia per un mercato del lavoro efficiente, equo”. Sotto i riflettori la spaccatura sindacale. La Cisl, sottolinea Brunetta, è l’unica ad essere “rimasta della stessa idea” con il no al salario minimo per legge. Non Cgil e Uil. Di qui, evidenzia, anche la decisione del Cnel non all’unanimità.
Va all’attacco l’opposizione, che rilancia la necessità di introdurre un salario minimo per legge con la paga oraria non inferiore ai 9 euro l’ora, che aiuterebbe 3,5 milioni di lavoratori poveri. Mentre si va verso un rinvio in commissione alla Camera: la maggioranza sarebbe orientata ad avanzare la richiesta la prossima settimana, quando è prevista la discussione in Aula del ddl sul salario minimo mercoledì 18.
“Oggi si compie il delitto perfetto. Il Cnel di Brunetta, come immaginabile, ha fatto da sponda e rinvia la questione alla contrattazione collettiva”, attacca il presidente del M5s, Giuseppe Conte al quale poi replica l’ufficio stampa spiegando che il parere rispetta il ruolo affidato dalla Costituzione al Cnel. “Aspettiamo al varco governo e maggioranza. Non ci stancheremo di incalzarli se decideranno di fuggire, ancora una volta, rimandando il disegno di legge in commissione”, assicura la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Il Cnel si è spaccato. Ora tocca a Giorgia Meloni dire una parola sulla posizione del governo”, ma “evitiamo se possibile uno scontro parlamentare”, afferma il leader di Azione Carlo Calenda.
Dal fronte sindacale, insiste il numero uno della Cgil, Maurizio Landini: il salario salario minimo va fatto, all’interno di una legge sulla rappresentanza, perché “non si può essere pagati 5 o 6 euro all’ora, sono stipendi da fame”. Per la Uil “il vero obiettivo è stata la negazione del salario minimo. Ma il problema resta aperto”. Dall’altra parte, per il leader della Cisl, Luigi Sbarra, l’impostazione del documento Cnel è “condivisibile, in linea con gli orientamenti” di via Po secondo cui il tema va affrontato e risolto “restando nella cornice delle buone relazioni sindacali e nella contrattazione collettiva”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA