Al termine di un volo di quattro ore, la presidente del Consiglio è atterrata da poco a Brazzaville, nella Repubblica del Congo, per la seconda tappa della sua missione. Nella delegazione italiana l’accompagna l’ad di Eni, Claudio Descalzi. Meloni ha in programma un incontro con il presidente, Denis Sassou Nguesso, a cui parteciperà anche il primo ministro, Anatole Collinet Makosso. Dopo la cena offerta dalla presidenza del Congo, in serata il programma prevede la ripartenza della premier per Roma.
In vista del vertice Italia-Africa, rinviato a gennaio per la crisi mediorientale in atto, la presidente del Consiglio ha incontrato stamane il presidente della Repubblica, Filipe Nyusi. Ma ha trovato il tempo di scambiare qualche battuta con i cronisti che l’hanno seguita a bordo del cacciatorpediniere Durand de la Penne, dove la Marina militare italiana fa addestramento a un team mozambicano.
Dialogo a 360° ai massimi livelli, per evitare un’escalation del conflitto nella regione. E allerta per il rischio di emulazione da parte di chi voglia replicare in Italia il “terrore” delle gesta di Hamas in Israele: questo il “succo” del Meloni-pensiero. “Noi stiamo lavorando in queste ore con tutti gli attori della regione. Ho sentito nei giorni scorsi diversi capi di Stato e di governo, non solo Netanyahu, ma anche il primo ministro libanese, lo sceicco degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar, il presidente al-Sisi, il re di Giordania. Stiamo cercando di scambiare informazioni e mantenere i contatti a 360° proprio per lavorare il più possibile per evitare una escalation che possa portare a un conflitto regionale e quindi molto molto più esteso” scandisce la premier.
Mentre il suo ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è in missione in Israele e Giordania, Giorgia Meloni chiarisce che “è una fase sicuramente molto delicata”, “credo che sia una fase in cui, sia a livello di alleati, sia a livello degli attori che possono essere coinvolti nella regione, bisogna mantenere le interlocuzioni al più alto livello possibile. Io confesso di essere abbastanza preoccupata dallo scenario generale ma penso che ci sia un lavoro che si possa fare – e non a caso lo stiamo facendo – per evitare che il conflitto possa avere una escalation”.
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