(di Mauretta Capuano)
“Dobbiamo fermare sul nascere questo
clima”. Lo dice all’ANSA Elisabetta Sgarbi, publisher de La nave
di Teseo, dell’annullamento della cerimonia di premiazione della
scrittrice palestinese Adania Shibli, della quale ha pubblicato
in Italia il romanzo Un dettaglio minore, che avrebbe dovuto
ricevere il LiBeraturpreis durante la Fiera di Francoforte, che
si svolgerà dal 18 al 22 ottobre. Sulla censura della Buchmesse
si è scatenata un’ondata di proteste, da tutto il mondo è
arrivata la solidarietà alla scrittrice. A prendere le distanze
con fermezza i grandi gruppi editoriali italiani, l’Associazione
Italiana Editori e gli editori indipendenti di Adei e i paesi
arabi vogliono annullare la loro presenza alla Fiera che si
inaugura domani.
“Adania Shibli è una scrittrice, una scrittrice letteraria. È
una scrittrice palestinese e, nel suo romanzo, Un dettaglio
minore, racconta un fatto vero, accaduto nel 1949, una violenza
realmente accaduta su una donna araba, da soldati dell’esercito
israeliano. E ricostruita, molti anni dopo, da una ragazza di
Ramallah (Shibli è nata a Ramallah ndr). Lo fa da scrittrice,
entrando nella testa del carnefice, come in quella della
vittima, con grande pietà e amore. È un romanzo crudo, tradotto
in tutto il mondo, da editori letterari” spiega Elisabetta
Sgarbi.
“Un romanzo letterario, qualsiasi cosa racconti, sta, di per
se’, dalla parte della pace. La letteratura non può mai stare
dalla parte della violenza: può raccontarla, può sviscerarla, ma
ne è sempre l’opposto. Per questo uno scrittore non può e non
deve mai essere censurato” sottolinea la publisher de La nave di
Teseo.
I grandi eventi culturali possono essere essere condizionati a
tal punto dalla politica internazionale?
“La Letteratura e il contesto culturale stanno naturalmente in
un rapporto dialettico. Certo che l’una condiziona l’altra, ma
dovremmo dare per assodato che è necessario che l’espressione
artistica sia libera. Sempre. Perché se si legge, ad esempio,
la Shibli, si entra nel rapporto tra vittima e carnefice, nel
meccanismo allucinato che genera la violenza. Vogliamo lasciare
il racconto della violenza ai talk show televisivi e ai social?
Ecco, rischiamo questo, e lo dico col massimo rispetto per i
talk show e per i social, che però penso non debbano essere
l’unico strumento di comprensione della nostra epoca”.
C’è un’ondata di proteste che chiede di ripristinare la
premiazione. Lo faranno? “Non lo so. Spero si farà. Mi sembra
però significativo e grave che i paesi arabi abbiano annullato
la loro presenza alla Fiera. La Fiera di Francoforte è il luogo
dove nascono i libri di domani. E nei libri di domani non
contempliamo quelli dei paesi arabi? Vogliamo che la cultura
araba non conosca i libri che stiamo progettando? Vogliamo
questa separazione di mondi? Ho sempre pensato che il cuore
dell’editoria stia nella ‘traduzione’ e ‘trasmissione’ di
saperi”.
È l’argomento affrontato nel romanzo della Shibli o il fatto che
lei sia palestinese ad aver portato a questa decisione? “Bisogna
leggere il romanzo. È un libro coraggioso, ma un libro, ogni
libro vero lo è. E, comunque, grazie a questo annullamento,
molti leggeranno questo bellissimo romanzo, e moltissimi
conosceranno questa straordinaria autrice” afferma la Sgarbi.
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