“Sto molto meglio – sorride lui con l’ANSA – È stata dura, però c’era la voglia di farcela, di vivere, di giocarmela tutta, perché la vita è una e va presa per quella che è. Nella scorsa stagione ero già tornato a teatro con La signora del martedì. Avevamo studiato il personaggio in carrozzina. Lo riprenderò a fine anno e dovrò rifarlo così, un incubo”. Nel frattempo c’è anche il set del nuovo film di Giovanni Veronesi, Romeo è Giulietta, con Sergio Castellitto e Pilar Fogliati. “Interpreto il produttore che dovrebbe aiutarli a mettere in piedi uno spettacolo. A chi mi ispiro? Non lo so – ride – ho cercato di tirare fuori il produttore che c’è in me”. Intanto, si affollano le serate per La coscienza di Zeno, tra sold out e “tantissimi giovani”. “Ammetto che non me lo aspettavo – racconta Haber – Il romanzo è lungimirante: penso alla predizione di un’arma che avrebbe messo un punto tra gli uomini. Siamo solo nel 1923, ancora si combatteva con la baionetta. Zeno, con il suo mal di vivere, è un personaggio di grande contemporaneità. È un inetto, quello che ha da dire lo dice, senza ritegno. Anche con ironia. Va in psicanalisi per scoprire che non è malato. Io? No, non ci sono mai andato – prosegue – Penso che metterei io in crisi lo psicanalista. Mi analizzo meglio attraverso i personaggi. Ma con Zeno – riprende – si parla di coscienza e la coscienza noi spesso ce la dimentichiamo”.
Lo spettacolo racconta l’attore, “mi ha fatto riflettere su cose accadute nel tempo, che avevo accantonato. La coscienza è quella che ti porta ad agire in un certo modo. E Zeno vuole solo vivere bene. Per lui la vita non è né bella né brutta. È una somma di accadimenti imprevisti, senza certezze. Vedi quello che sta succedendo tra Israele e Palestina nella striscia di Gaza”, sospira Haber, figlio di padre ebreo, che in Israele a Tel Aviv ha trascorso l’infanzia. “Credo che oggi lì la gente vorrebbe solo vivere tranquilla, sia da una parte che dall’altra – commenta – Invece poi ci sono forze come Hamas, l’Isis, che si fanno harakiri da soli. Perché improvvisamente scuotere popoli che vorrebbero solo convivere? Per quale motivo massacrare città, persone, vite? Personalmente non tifo per una parte o l’altra, ma per l’essere umano, per la pace. Come in Ucraina. Invece leggo i giornali, guardo la tv e sono veramente devastato. La guerra è orrore. Siamo burattini in mano di chissà chi. Poi però la vita va avanti e, come per Zeno, ti scivola addosso tutto. Alla fine in palcoscenico noi mentiamo dicendo grandi verità. È un mondo finto, ma più vero del vero”.
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