Inflazione resta più alta per le famiglie più povere
Nel terzo trimestre 2023 l’impatto dell’inflazione, misurata dall’Ipca, è più ampio sulle famiglie con minore capacità di spesa rispetto a quelle con livelli di spesa più elevati (+6,7% e +5,6% rispettivamente). Lo rileva l’Istat che spiega comunque che rispetto al trimestre precedente, il rallentamento dell’inflazione è più marcato per il primo dei due gruppi.
“L’ulteriore rallentamento dell’inflazione generale nel terzo trimestre del 2023 (da +7,8% del secondo trimestre a +5,8%) – si legge – è determinato dalla dinamica dei prezzi dei beni, in particolare dei Beni energetici e riguarda tutti i gruppi di famiglie. Anche i prezzi dei servizi rallentano rispetto al trimestre precedente, anche se in misura più contenuta rispetto ai beni. Poiché i beni incidono in misura maggiore sulle spese delle famiglie meno abbienti e viceversa i servizi pesano maggiormente sul bilancio di quelle più agiate, il rallentamento dell’inflazione risulta più ampio per le famiglie del primo gruppo rispetto a quelle del quinto gruppo.
In particolare, per le famiglie del primo gruppo (quelle con minore capacità di spesa), l’inflazione decelera dal +9,4% del secondo trimestre al +6,7% del terzo trimestre, mentre per quelle del quinto gruppo (quelle con la capacità di spesa più elevata), passa dal +7,1% del trimestre precedente al +5,6% .
Pertanto, il differenziale inflazionistico tra la prima e la quinta classe si riduce portandosi a 1,1 punti percentuali. Nel primo trimestre dell’anno le famiglie meno abbienti risultavano avere un’inflazione del 12,5% a fronte di una dell’8,2% di quelle più abbienti (9,5% l’inflazione media per tutte le famiglie).
Bankitalia, debito ad agosto scende a 2.840,7 miliardi
Lo scorso agosto il debito delle Amministrazioni pubbliche, rilevato dalla Banca d’Italia, è diminuito di 18,3 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.840,7 miliardi. Hanno operato in tal senso la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (15,2 miliardi, a 53,2) e l’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (3,7 miliardi). Per contro, l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio hanno aumentato il debito (0,5 miliardi).
Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è diminuito di 17,8 miliardi, quello delle Amministrazioni locali di circa 0,6 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece sostanzialmente stabile. La vita media residua del debito – immutata rispetto al mese precedente – è pari a 7,7 anni. La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è diminuita al 25,1 per cento (dal 25,2 per cento del mese precedente), mentre a luglio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quelle detenute dai non residenti e dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) sono leggermente aumentate, collocandosi rispettivamente al 27,0 e al 12,0 per cento.
Ad agosto le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 55,1 miliardi, in aumento del 2,5 per cento (1,3 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2022. Secondo i dati della Banca d’Italia, nei primi otto mesi del 2023 le entrate tributarie sono state pari a 352,4 miliardi, in aumento del 6,6 per cento (22,0 miliardi) rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
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