I risultati indicano che a livello nazionale si osserva una “crescita lineare di occupazione dei reparti ordinari, terapie intensive e decessi”. I tassi di crescita dei decessi a settimana e delle presenze nei reparti ordinari rimangono quasi invariati rispetto a quelli registrati fra il 28 settembre e il 4 ottobre, con circa 20 unità a settimana per i decessi (con un livello all’11ottobre di 160 decessi a settimana) e 75 unità al giorno per i reparti ordinari (con un livello di 3.600 unità). Nello stesso periodo è quasi raddoppiato il tasso di crescita delle presenze in terapia intensiva, passato da 3.3 a 5.7 unità al giorno (con un livello di 120 unità).
A livello regionale le analisi di Sebastiani indicano un blocco unico di regioni, che comprende quasi tutte quelle del Nord più Toscana, Umbria e Lazio, in cui l’occupazione dei reparti ordinari è in crescita lineare. Lo stesso trend, prosegue il matematico, si osserva in Puglia e Sicilia, ma con livelli e tassi medi più bassi.
In particolare, prosegue Sebastiani, a Bolzano si rilevano 60 unità per milione di abitanti, con tasso medio di crescita 2.5 unità per milione al giorno, a Trento 85 unità con una crescita giornaliera di 6 unità per milione, in Valle d’Aosta 220 e 12, in Lombardia 35 e 1, in Liguria 90 e 2, in Veneto 70 e 1, in Emilia Romagna 145 e 3.5, in Toscana 85 e 2, in Umbria 130 e 4, nel Lazio 50 e 1, in Puglia 20 e 0.3, in Sicilia 37 e 0.3 Tre regioni che erano in crescita lineare al 4 ottobre, ora sono in una fase di stasi: sono Friuli Venezia Giulia, con 105 unità per milione di abitanti, Piemonte (85) e Sardegna (95).
Ci sono poi, prosegue l’esperto, cinque regioni in cui l’occupazione delle terapie intensive è in crescita lineare. Di queste, quattro sono contigue: la Liguria, con 4 unità per milione di abitanti e tasso medio 0.3, l’Emilia Romagna con 6.5 e 0.2, Veneto con 3.0 e 0.2, Friuli Venezia Giulia 3.5 e 0.2) e una isolata (Molise con 6.5 e 0.6). Sebastiani osserva che “si nota, come più di una volta in passato, una marcata differenza tra nord-centro e centro-sud, spesso attribuita all’influenza del fattore climatico.
Date le condizioni climatiche simili nel mese di settembre e nella prima metà di ottobre, tra i possibili fattori coinvolti, ipotizziamo una maggiore mobilità media e un attraversamento maggiore di persone provenienti dall’estero”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA