Tre quarti degli elettori, secondo i dai definitivi, hanno dato la maggioranza delle loro preferenze ai tre partiti dell’opposizione moderata ed europeista capitanata dall’ex premier Donald Tusk. La sua Piattaforma civica conquista il 30,7% dei voti, la Terza via il 14,4%, la Nuova sinistra l’8,6%. Insieme incassano al 54% delle preferenze. Tradotto in seggi nel Seijm, la Camera bassa, sono 248 seggi su 460. La maggioranza assoluta.
Tuttavia il primo partito resta quello del governo uscente, Pis (Diritto e Giustizia), che conquista il 35,4% delle preferenze e 194 seggi. L’ultradestra Konfederacja si ferma al 7,2% e guadagna 18 scranni. Per il Pis, che potrebbe essere incaricato dal presidente della Repubblica Andrzej Duda di formare un governo, l’impresa di convincere almeno 35 parlamentari a sostenere un altro esecutivo sovranista sembra fantascienza. Tanto più che stamane l’ultradestra Konfederacja ha ribadito attraverso uno dei suoi leader, Krzysztof Bosak, quanto già dichiarato nei giorni scorsi: non si alleerà né con Pis né con la coalizione di Tusk.
Ma Duda è dello stesso partito del padre padrone di Pis, Jaroslaw Kaczynski, ed è probabile che segua alla lettera la costituzione per affidare a uno dei suoi l’incarico di formare un governo. Soltanto per consentire al partito di guadagnare un tempo. Il nuovo Parlamento si dovrebbe insediare tra un mese.
Uno degli uomini che festeggeranno l’eventuale arrivo di un governo Tusk è sicuramente Igor Tuleya. In questi otto anni di regime di Pis, di smantellamento e di politicizzazione del sistema giudiziario da parte di Kaczynski, il suo è stato il volto della difesa dello stato di diritto. Migliaia di polacchi che sono scesi in piazza per difendere i giudici, spesso portavano magliette con il suo viso bello, spigoloso.
Abbiamo un appuntamento con lui in un bar del centro di Varsavia. Mentre stiamo scegliendo un tavolo, due ragazzi si avvicinano e chiedono di stringergli la mano. Lo ringraziano per “quello che fa per la Polonia”. Tuleya è diventato negli anni una sorta di scudo umano della guerra ai togati. Spesso indossa delle magliette molto esplicite. Oggi ne indossa una con il volto di George Orwell, l’immenso scrittore del “Grande fratello” e della “Fattoria degli animali”.
Rimosso dal suo incarico, mobbizzato senza tregua, strappato della sua immunità, Tuleya ha pazientemente fatto ricorso per anni alla Corte di Giustizia Ue. E ogni volta il Tribunale europeo gli ha dato ragione. L’ultima volta a luglio, quando ha sentenziato che la sospensione dell’immunità e la sua rimozione dal suo incarico sono contrarie alle leggi europee.
“Ancora una volta – ci spiega – l’Europa ha mostrato l’illegittimità della Camera disciplinare”. Una sorta di Inquisizione per i togati istituita dai governi Pis presso l’Alta corte per rimuovere e sanzionare quelli scomodi. Prima si chiamava Commissione disciplinare, ora “ha cambiato nome ma non la sostanza”, commenta. Ed è una delle pietre dello scandalo nel duello tra Varsavia e Bruxelles, uno dei motivi per cui la Polonia si è vista tagliare 35 miliardi di euro per la distruzione dello stato di diritto. Ce ne sono altre, di violazioni gravissime: la Corte costituzionale, ad esempio, è stata riempita di giudici vicini a Kaczynski. E nel 2020 sono stati loro a decidere il bando quasi totale dell’aborto.
Un altro metodo usato da Pis è quello di trasferire i togati non allineati in tribunali che non c’entrano nulla con le loro competenze. “Un giudice penale può ritrovarsi a giudicare casi di sfratto o un giudice civile può venire chiamato a esprimere verdetti su omicidi: anche questo fa parte del mobbing governativo contro i togati. E poi c’è questa martellante campagna sul fatto che siamo comunisti, che siamo ‘casta’”, racconta.
I ragazzi che lo hanno ringraziato lo hanno fatto sorridere. Ma quando cammina per strada, ogni tanto qualcuno lo insulta. Negli anni scorsi si è ritrovato la porta dell’ufficio imbrattata di escrementi. E un giorno è scattato l’allarme in tutto il tribunale per una busta che sembrava contenere dell’antrace ed era indirizzata a lui. “Ma negli ultimi tempi ho notato che qualcosa è cambiato, che sono molti di più i miei concittadini che mi fermano per esprimermi la loro solidarietà”. Otto anni di guerra senza quartiere contro la giustizia hanno stancato anche i polacchi. E lo dimostra anche il voto di domenica.
Le istanze politicizzate come la Camera disciplinare con cui Kaczynski ha infettato la giustizia “devono essere rimosse”, aggiunge Tuleya. La associazione dei togati che si batte da anni per restituire autonomia alla giustizia, Iustitia, ha fatto cinque proposte per tornare a un sistema giudiziario slegato dalla politica, per ripristinare lo stato di diritto e restituire la dignità ai giudici. “Spero che Tusk, se diventerà premier, ci ascolti”.
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