“La mia politica industriale del libro si basa essenzialmente su una politica che favorisca la lettura e quindi la prima cosa è la disponibilità, da parte delle famiglie, dei libri. Quindi una politica delle biblioteche scolastiche che sono uno strumento di diffusione della lettura importantissimo. Noi facciamo #ioleggoperchè che è una iniziativa per dotare le scuole di libri attraverso l’impegno delle famiglie a cui gli editori aggiungono un contributo” dice all’ANSA Cipolletta a margine dell’inaugurazione dello Spazio Italia alla Buchmesse di Francoforte che nel 2024 avrà il nostro Paese Ospite d’Onore.
“Chiediamo che il governo faccia una politica per favorire le biblioteche scolastiche, specie nel Sud dove sono meno presenti e faccia una politica perché le biblioteche di pubblica lettura siano attive. Non è importante tanto riempire scaffali di libri, ma che le biblioteche diventino un centro culturale, che facciano iniziative e attirino i giovani”.
Il nuovo presidente dell’Aie si augura anche che “il regolamento sulla ex 18 App, che sarà attuato dal 1 gennaio 2024, abbia le maglie molto larghe e che possa comprendere il maggior numero di giovani”. “Quella che oggi chiamiamo Carta della Cultura e del Merito serve a dare una piccola cifra, ma importante ai ragazzi quando arrivano a 18 anni. II ministro ha voluto limitare a certi livelli di reddito e a coloro che hanno buoni risultati scolastici questo contributo. Noi siamo del parere che dovrebbe andare a tutti i ragazzi di 18 anni, qualsiasi sia la situazione. La ministra della Cultura tedesca ieri ha fatto proprio riferimento a uno strumento analogo dotato di parecchie risorse e lo ha esaltato per favorire la lettura dei giovani. Noi lo abbiamo già, non dobbiamo limitarlo ma espanderlo e farlo crescere perché i giovani sono dei grandi lettori” afferma Cipolletta. Dai 18 anni “si comincia un po’ a scendere negli indici di lettura, si entra nel mondo sbagliato di chi dice ‘non ho tempo per leggere’ come se si avesse meno tempo per mangiare. Il tempo lo trovi sempre, il tempo esiste, bisogna saperlo usare” sottolinea.
L’Italia ospite d’onore nel 2024 sarà “un’occasione importantissima. La Germania, paese vicino a noi, ci stima e traduce un buon numero di nostri autori e quindi dobbiamo moltiplicare questa possibilità. Lo faremo, l’anno prossimo presenteremo la più vasta gamma di nostri autori. Abbiamo fatto un censimento con gli editori. L’obiettivo è individuare un centinaio di autori” annuncia.
La vendita dei diritti di traduzione è vicina agli 8 mila contratti annui. Un bel segnale? “Anche questa è una politica che va incrementata da parte del Governo. Il poter tradurre è accompagnato spesso da un bonus. I contributi assegnati per le traduzioni sono di 1 milione all’anno. Altri paesi spendono molto di più. Ci auguriamo che nel 2024 queste possibilità di sostegno alla traduzione siano implementate. Ne parleremo con il governo” spiega il presidente dell’Aie che è cresciuta molto in questi ultimi sei anni. “Per me è una sfida già mantenere i livelli a cui è arrivata. Poi ovviamente ognuno di noi cerca di portare quella che è una sua maggiore competenza. Proprio per questo ho voluto iniziare questa mia presidenza con l’affermazione di voler promuovere una politica industriale del libro e di incontro con l’innovazione che apre nuove possibilità, ma riduce alcuni mercati. Il libro è un settore che sta andando bene. Non vengo qua a dire ‘dobbiamo resuscitare i morti’. E’ un settore che produce 80 mila titoli l’anno in Italia, che non sono troppi, come qualcuno dice , perché sono il simbolo della pluralità che è necessaria nel mondo della cultura e per questo dobbiamo avere una forte attenzione ai piccoli editori”.
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