Da venerdì 20, fino a lunedì 30 ottobre, il programma della Festa del Cinema di Roma torna per il secondo anno consecutivo al Cinema “Nuovo Sacher” con una selezione di titoli realizzata da Nanni Moretti.
Numerose le proiezioni che saranno accompagnate dai registi e dal cast delle produzioni.
Si inizia quindi il 20 alle ore 16.30 con “La memoria infinita” di Maite Alberdi: Augusto Góngora e Paulina Urrutia sono una coppia importante nella cultura cilena, lui giornalista culturale e politico anche televisivo, lei attrice teatrale e cinematografica, regista ed esponente politica. Nel 2014 a Góngora fu diagnosticato l’Alzheimer e da allora la coppia si impegna contro la malattia.
Alle ore 18.15, “Fremont” di Babak Jalali. Il regista britannico-iraniano cattura la dimensione esistenziale di Donya alla ricerca di comunità, connessione, amore a Fremont, città della Bay Area che viene chiamata anche Little Kabul, perché ospita una delle più grandi enclave di afgani negli Stati Uniti.
La giornata viene chiusa da “Mi fanno male i capelli” di Roberta Torre alle ore 21, film che ci mostra Alba Rohrwacher nel ruolo di Monica, una donna che sta perdendo la memoria e che il marito Edoardo accompagna con tenerezza nelle vite che lei si ricostruisce attraverso i film di Monica Vitti: “La notte”, “L’eclisse”, “Deserto rosso”, “Teresa la ladra”, “Amore mio aiutami”, “Polvere di stelle”. Dopo la proiezione del film si terrà un dibattito in sala con la regista.
Nei giorni a seguire, le proiezioni di “La erección de Toribio Bardelli” di Adrián Saba, col regista presente in sala per introdurre la proiezione con il pubblico. Ambientato in una Lima malinconica e prevalentemente notturna, il film è un gioco di carattere grottesco, a volte straziante a volte ironico del più promettente dei giovani cineasti peruviani, con l’interpretazione di Gustavo Bueno e da Gisela Ponce de León.
“Death Is a Problem for the Living”, dove il regista Teemu Nikki e il cast presenteranno la proiezione agli spettatori. Nel film, Risto ha il vizio del gioco, ad Arto manca una grossa porzione di cervello, a uno piace il jazz, all’altro il rock finlandese degli anni ’80, ed entrambi hanno una vita disastrata. Tra commedia e noir, tra Kaurismäki e il primo Winding Refn, il nuovo lungometraggio del regista finlandese è un buddy movie laconico e sanguigno.
Il regista Francesco Munzi presenterà alla platea il suo nuovo film, “Kripton”, che nasce da progressivi avvicinamenti, all’interno di due strutture psichiatriche della periferia di Roma, ad alcuni ragazze e ragazzi affetti da malattie psichiche, sei giovani che hanno deciso volontariamente di ricoverarsi e che combattono con disturbi diversi.
“La passion de Dodin Bouffant” di Trần Anh Hùng. Nella Francia di fine ’800, Dodin Bouffant, famoso gastronomo, cucina per i suoi amici buongustai e per Eugénie, magnifica cuoca, sua collaboratrice e compagna da vent’anni. La grande cucina si riempie di alimenti, verdure, carni, spezie, olii, condimenti, farine, e di tegami, pentole, strumenti, della passione carnale e spirituale che la cucina induce in una storia di cucina e storia d’amore, per la Francia, la sua cultura, la sua campagna, i suoi colori, i suoi pittori.
“Un Amor” di Isabel Coixet: Nat fa la traduttrice e ogni giorno si trova a tradurre le storie tragiche e terribili delle donne immigrate. Stressata, molla tutto e va ad abitare a La Escapa, un paesino della Spagna rurale. Andreas è il vicino grande e grosso che si offre di ripararle il tetto. In cambio di qualcosa. Michele Riondino esordisce alla regia con Palazzina Laf, che sarà proiettato alle ore 21 e sarà introdotto al pubblico dallo stesso regista. LAF è acronimo di Laminatoio a freddo: la LAF era la palazzina nella quale, negli anni ’90, i proprietari e i dirigenti dell’Ilva di Taranto decisero di confinare gli impiegati che si erano opposti alla “novazione” del contratto, cioè al “declassamento” a operai. Non potevano licenziarli, perciò li sbattevano alla Laf, a non fare niente.
“Anatomie d’une chute” di Justine Triet. Una coppia di scrittori risiede in uno chalet immerso nella quiete e nella neve delle Alpi francesi con il figlio undicenne, che ha perso la vista dopo un incidente. Il corpo di Vincent, il marito, è precipitato dalla finestra e giace sulla neve: una caduta che potrebbe non essere accidentale. Comincia così la storia che si riavvolge nei ricordi e nelle testimonianze del processo in cui la moglie è sospettata di uxoricidio.
Sarà proiettata anche la prima puntata de “La storia” di Francesca Archibugi, film basato sul romanzo di Elsa Morante, uno dei più importanti del ’900: 800.000 le copie vendute in Italia in un solo anno, l’opera fu poi tradotta in più di venti lingue. La regista incontrerà il pubblico.
Il documentario “Mur” sarà introdotto da Kasia Smutniak che, per il suo esordio alla regia, si reca nella zona rossa proibita della Polonia. Con un’attrezzatura tecnica leggera e l’aiuto di attivisti locali raggiunge il confine con la Bielorussia per documentare, al ritmo di un thriller, la barricata d’acciaio di 186 chilometri costruita per respingere i migranti che tentano di entrare nell’UE in cerca di rifugio.
“Un silence” di Joachim Lafosse e “Achilles” di Farhad Delaram saranno proiettati il pomeriggio di martedì 24 ottobre. Il primo film approfondisce un argomento scomodo: l’abuso famigliare e il silenzio. Il regista belga, al suo decimo lungometraggio, plasma un film sensibile e profondo affidandosi alle sfumate interpretazioni di Daniel Auteuil ed Emmanuelle Devos. Il secondo titolo, che rappresenta il debutto cinematografico alla regia di Farhad Delaram, segue due fuggitivi iraniani – un ex cineasta consumato dall’ira e dal dolore, spezzato dal solo sistema politico che la sua generazione abbia mai conosciuto, e una prigioniera politica da tempo internata in un ospedale psichiatrico – che si uniscono per sfuggire alla presa di un governo corrotto.
Il regista Filippo Barbagallo incontrerà il pubblico per la proiezione del suo primo lungometraggio: “Troppo azzurro”. Tra indecisioni, timidezze, distrazioni e clamorose gesta maldestre dei giovani, il regista firma una commedia romantica e svagata, condotta con il ritmo e con lo sguardo dei giovani di oggi, con il frame che si restringe in formato cellulare o si frammenta in tanti rettangoli, fino a costruire un affresco ironico, minuzioso, partecipe.
Tre i titoli in programma nella giornata di mercoledì 25 ottobre:
“The Monk and the Gun” di Pawo Choyning Dorji: nel 2006, il re del Buthan decide di abdicare e vengono indette le elezioni democratiche, per la prima volta nella storia. Bisogna perciò insegnare alla popolazione come si vota in un Paese i cui segnali di modernizzazione sono i televisori (a tubo catodico) che trasmettono un film di 007.
“The Persian Version” di Maryam Keshavarz: Leila, giovane cineasta newyorkese decisa a diventare la Iranian-American Scorsese, raggiunge la sua numerosa famiglia, che la considera un’irrecuperabile ribelle, quando il padre deve sottoporsi a un intervento chirurgico. È lei stessa a raccontare le sue aspirazioni e la sua storia, guardando in macchina, dopo essere apparsa in burkini, reduce da una festa mascherata.
“Volare”, esordio nella regia di Margherita Buy con una commedia per la quale prende ispirazione dalla propria dichiarata fobia del volo. Attrice di successo, Annabì per tutta la vita ha sofferto di aviofobia a causa della quale ha dovuto rinunciare anche a importanti scritture. Ma adesso che sua figlia ha deciso di studiare in California, Annabì deve fare qualcosa e si iscrive a un corso all’aeroporto di Fiumicino. La regista incontrerà il pubblico in sala.
Venerdì 27 ottobre, la regista Emma Dante incontrerà gli spettatori alle ore 21.00, in occasione della presentazione della presentazione di “Misericordia”, il suo nuovo lavoro. Dopo “Via Castellana Bandiera” e “Le sorelle Macaluso”, la regista trasporta sotto la luce della Sicilia e, in parte, in esterni l’universo famigliare e ferino di Misericordia, che in teatro era chiuso nel buio di una stanza.
L’ultimo appuntamento si terrà lunedì 30 ottobre con “Te l’avevo detto” di Ginevra Elkann. Il film è ambientato a Roma, a inizio di gennaio: le decorazioni degli alberi di Natale scintillano ancora nelle case, quando un’anomala ondata di calore colpisce la città, dove le temperature si alzano a poco a poco fino ad arrivare a 30 gradi. Mentre il caldo continua ad aumentare, si accentuano ansie e nevrosi. La regista introdurrà la proiezione del film.
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