Il film, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e poi in sala dal 30 novembre distribuito da Bim, ci porta alla fine degli anni Novanta, precisamente nel 1997, quando la cosiddetta ‘novazione’ del contratto, cioè la cancellazione del ruolo svolto fino a quel momento da impiegati per approdare a una posizione minore, da operai, portò a legittime proteste. Chi protestava finiva dritto alla Palazzina Laf dove si era appunto pagati per non fare nulla. Nel novembre del 1998 poi, un processo condannò gli alti dirigenti dello stabilimento per questo comportamento, liberando finalmente le vittime di questi soprusi. I l film racconta la storia di Caterino (Michele Riondino) che sogna insieme alla fidanzata di trasferirsi in città. Quando i capi dell’azienda, nella persona del perfido dirigente interpretato da Elio Germano, decidono di fare di lui una spia, Caterino diventa l’ombra dei suoi colleghi e prende parte agli scioperi soltanto per denunciarli. Trasferito anche lui alla Palazzina Laf, non sapendo bene quale degrado vi si nasconda, scoprirà che quello che credeva essere un paradiso è in realtà un inferno per spingere i lavoratori a dimettersi o ad accettare il demansionamento. A sua spese scoprirà anche che da quell’inferno non c’è via d’uscita.
“A quell’epoca – continua Riondino, direttore artistico con Diodato e Roy Paci dell’Uno Maggio Taranto – c’era una strategia della tensione: non venivano promossi lavoratori capaci, ma solo quelli che voleva l’azienda. C’era allora un clima di scatenata arrampicata sociale. L’idea era che c’erano troppi quadri e a loro servivano operai”. Che faceva allora il sindacato? “Era complice, silente, faceva finta di non vedere”. Dice invece Vanessa Scalera che in Palazzina Laf è una delle mobbizzate: “Conoscevo bene quella storia, sono della provincia di Brindisi, stretta tra l’Ilva e la centrale termoelettrica di Cerano. Dell’Ilva si conoscono i processi, la questione ecologica, ma della Palazzina Laf si sapeva poco. Per me è stata quasi una chiamata alle armi”. All’incontro stampa anche Diodato che ha scritto per il film la canzone, La mia terra.
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