Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma da Francesco Maietta, responsabile area Consumer, mercati privati e istituzioni del Censis nell’ambito del convegno “Valore salute: SSN, volano di progresso del paese”, voluto dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, la Fnomceo, per celebrare i “45 anni del Servizio Sanitario Nazionale, un’eccellenza italiana”. A introdurre la presentazione, il Presidente del Censis, Giuseppe De Rita.
L’Italia è uno dei paesi più longevi al mondo e, anche, quello con una più alta aspettativa di vita senza disabilità. Infatti, l’Italia si colloca al terzo posto della graduatoria Ue per speranza di vita con 82,7 anni dopo Spagna (83,3) e Svezia (83,1); ed è al terzo posto della graduatoria della speranza di vita in buona salute dove registra un valore dell’indicatore pari a 68,1, inferiore solo a quello di Malta (68,7) e Svezia (68,4).
“È evidente che la qualità del Servizio sanitario – spiega il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – nel lungo periodo, non è estranea al fatto che l’Italia sia un caso di studio per allungamento della speranza di vita e per diffusione della longevità attiva, vale a dire per la diffusione di positive esperienze esistenziali individuali di terza e quarta età, fatte di buona salute e coinvolgimento sociale”.
Ma il Servizio sanitario nazionale è molto più che un erogatore di servizi e prestazioni sanitarie, comunque indispensabili al benessere e alla qualità della vita degli italiani. “È un attore primario – aggiunge Anelli – dello sviluppo italiano: le risorse pubbliche destinate alla sanità vanno considerate come investimento e non come spesa, proprio perché hanno un impatto altamente positivo sul piano economico, occupazionale, della innovazione e ricerca e sulla coesione sociale”.
“Il Rapporto del Censis – conclude – disegna un affresco originale del Servizio sanitario come pilastro dello sviluppo dell’economia e della società italiana, poiché è un ambito in cui le risorse pubbliche operano come investimenti ad alto impatto su economia, occupazione, ricerca e coesione sociale. Pertanto, la spesa sanitaria pubblica emerge senza ambiguità come investimento sociale sia sulla salute degli italiani che sull’insieme dell’infrastruttura socioeconomica del nostro paese. A questo stadio, è vitale dare corso a quella sorta di promessa maturata nei periodi peggiori dell’emergenza secondo la quale la sanità sarebbe diventata una priorità dell’agenda del paese con finalmente la piena disponibilità delle risorse di cui necessita. Oggi questa è la sfida decisiva, anche perché più risorse pubbliche al Servizio sanitario significa più risorse per il sistema economico e sociale italiano ampiamente inteso”.
“Il nostro servizio sanitario nazionale è un patrimonio prezioso da difendere e adeguare”. “Un adeguamento” quello del Servizio sanitario nazionale, che secondo il Ministro è “non più rinviabile, soprattutto ora che abbiamo piena consapevolezza delle carenze da colmare e degli obiettivi del Pnrr da portare a compimento”. Il Pnrr è, secondo Schillaci, “un’occasione per ridare vigore alla sanità pubblica, che se resta ancora ancorata a vecchi modelli farà sempre più fatica a fare fronte alla domanda di cura dei cittadini”.
“È il momento – continua il Ministro – di scelte decisive sul piano economico per ridare dignità retributiva a tutto il personale sanitario; ma è anche il momento di impostare una riorganizzazione generale del Servizio Sanitario Nazionale che quest’anno compie 45 anni”. “Sono convinto – conclude Schillaci – che riusciremo a superare le difficoltà presenti, per costruire una nuova fase di riorganizzazione e di rilancio dei servizi su tutto il territorio nazionale, eliminando ritardi e disuguaglianze non più accettabili”.
Malgrado le tante disparità territoriali, la spesa sanitaria pubblica pro-capite è superiore a 2.000 euro in tutte le regioni. Oltre 1,3 miliardi le prestazioni di prevenzione e cura erogate in un anno, 29 mila le strutture pubbliche e private accreditate, per un totale di 236 mila posti letto. Sono numeri che raccontano di un’attività diffusa che materializza la sensazione sociale che, in caso di bisogno sanitario, esiste una tutela accessibile e di qualità a cui si ha diritto.
Inoltre, una figura presidio chiave che beneficia di alta fiducia come il medico di medicina generale conta ancora 40 mila professionisti diffusi nei territori, con una media di 1.300 adulti residenti per medico di medicina generale. Il campo di oscillazione regionale per medico di medicina generale varia tra 1.514 adulti in Lombardia e 1.063 adulti in Umbria.
“La spesa sanitaria pubblica – commenta il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – è un investimento economico i cui effetti si dispiegano su tutti i territori del nostro paese e pertanto le sue risorse possono essere considerate ad alto impatto economico e occupazionale, con in più il pregio di distribuire i benefici in modo diffuso nei territori”. “Il valore sociale del Servizio sanitario – aggiunge – richiama ulteriori contributi rilevanti, come quello alla coesione sociale sui territori”.
“Il Servizio sanitario contribuisce a tenere insieme la società anche perché esercita una funzione di rassicurazione delle persone di ogni ceto sociale, facendole sentire con le spalle coperte in caso di insorgenza di patologie”.
“L’idea di un servizio sanitario nazionale nasce in Inghilterra all’indomani della Seconda guerra mondiale, nel 1948, grazie all’economista e sociologo William Beveridge- spiega Filippo Anelli- L’idea era quella di fondare un servizio sanitario pubblico finanziato con le tasse dei cittadini operato da medici e personale salariato, gratuito per tutti al momento dell’uso ed equo e solidale”. Diceva Beveridge “la malattia non è un lusso da pagare o una maledizione da vivere da soli, ma un evento che deve essere affrontato grazie all’efficienza di una società solidale”.
“Nel 1978 viene nominata Ministro alla Salute Tina Anselmi mentre languiva in Parlamento da ben 14 anni la riforma della Sanità, quella che avrebbe dovuto superare il sistema mutualistico e adeguare il sistema sanitario alla Costituzione e dunque al principio della salute come bene universale e gratuito, coinvolgendo le Regioni e riducendo il ricorso al privato- continua il presidente della Fnomceo-. La legge che istituiva il SSN, il Servizio Sanitario Nazionale, arrivò in Parlamento il 23 dicembre 1978, con la previsione dell’entrata in vigore del nuovo sistema il 1° luglio 1980. Oggi, dopo 45 anni quei sogni e quella forte determinazione di rendere esigibile il diritto alla salute così come previsto dall’art. 32 della Costituzione tornano a sollecitare le nostre coscienze, il nostro essere cittadini di questa Repubblica”.
La fotografia attuale è in molti casi allarmante: il 21% degli italiani risparmia denaro per poter effettuare prestazioni sanitarie, 1 italiano su quattro (il 23%, drammaticamente) non riesce a risparmiare denaro per far fronte alle spese sanitarie. Oltre 3 milioni di cittadini (7%) rinunciano a curarsi. Il 17% della popolazione oggi ha sottoscritto un’assicurazione sanitaria. La spesa privata, messa di tasca propria da parte dei cittadini, oramai supera i 40 miliardi. Le disuguaglianze in sanità tornano ad avere numeri importanti e la sanità delle regioni in questi decenni non è riuscita a colmare le disuguaglianze.
“Oggi i cittadini chiedono allo Stato e alle Regioni di lavorare insieme per superare le diversità di trattamento Nord – Sud, ma anche centro e periferia, tra ricchi e poveri, tra chi ha un più alto livello di istruzione e uno più basso” precisa Anelli e conclude “Torniamo a sognare un sistema che affronti la malattia come un problema di tutti, che si prenda carico della persona che soffre e non lo lasci mai solo, che infonda speranza e fiducia nella scienza per affrontare la sofferenza. Per noi medici il servizio sanitario nazionale interpreta in maniera ottimale il nostro esser medici in quanto considera tutte le persone uguali davanti alla salute. Nonostante le difficoltà organizzative ed economiche del SSN, la quasi totalità dei medici (83%) ritengono immutate le motivazioni che li hanno portato a scegliere questa professione”.
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