Josef Fanta e l’Art Nouveau – Contemporaneo di Kafka, a cavallo tra il XIX e il XX secolo l’architetto Josef Fanta (1856–1954) ha letteralmente ridisegnato il volto di Praga. Figura di spicco dell’emergente Art Nouveau, ha messo la firma su alcuni dei più belli e rappresentativi edifici della capitale. Nella Stazione Centrale il suo caffè-gioiello, dallo stile e le atmosfere ancora originali: una bolla di pace ed eleganza nel bel mezzo del traffico cittadino. Negli anni 1904–1905, sull’argine destro della Moldava e su progetto di Fanta, fu costruita una casa in stile Liberty per il club di canto Hlahol. Con sala da concerto, soffitto in vetro e ricca decorazione (cui ha preso parte, tra gli altri Alfons Mucha), è uno dei monumenti liberty più belli di Praga. Fanta vinse anche un concorso pubblico per il progetto del palazzo del Ministero dell’industria e del commercio Na Františku. L‘architetto ha poi collaborato con importanti colleghi della sua epoca e ha contribuito alla ricostruzione di numerosi monumenti praghesi, tra cui la birreria U Vejvodů nel centro storico: un edificio medievale, poi convertito in liberty. L’Hotel Alchymist è oggi nella casa storica dove Fanta visse dal 1903 fino alla morte. Fanta è sepolto nel cimitero di Olšany, nella tomba di famiglia da lui progettata.
Bohumil Hrabal – A Praga ci si può anche tuffare nelle pagine di Bohumil Hrabal (1914–1997), scrittore dallo stile narrativo distintivo e inconfondibile. La sua opera fu tradotta in tre dozzine di lingue e, già in vita, era già il romanziere ceco più conosciuto al mondo, accanto a Milan Kundera e Jaroslav Hašek. La casa di Ulice Na Hrázi, la piazza Bohumil Hrabal, l’antica sinagoga… Praga parla di colui che parlava di Praga… A partire dalla SUA Praga, il quartiere di Libeň. Lungo via Na Hrázi un grande muro commemorativo -con dipinti il suo ritratto, la macchina per scrivere Perkeo, i 16 gatti che lo hanno accompagnato in vita ed estratti di sue opere – e una lapide ricordano lo scrittore. Da queste parti si trovava la casa numero 24, dove Hrabal trascorse 23 anni, poi demolita per costruire la metropolitana. Davanti al Castello di Libeň, ecco Palazzo Svět, un condominio costruttivista e grande magazzino costruito negli anni 1932–34: fu Bohumil Hrabal a renderlo famoso, ambientandovi numerosi racconti. Il viaggio sulle orme di Hrabal prosegue fino al Teatro Pod Palmovkou, dove lavorò come macchinista per circa tre anni, e poi nella direzione opposta all’ospedale Na Bulovce, dove morì quasi ottantatreenne. Prima di trovare il rifugio perfetto a Libeň, Hrabal ha cambiato diverse case nel centro storico di Praga: sopra il pub U Sedmíků, casa U Kamenného zvonu in piazza della Città Vecchia, in via Jáchymova… E poi, tra i tanti suoi amati locali, c‘è U Zlatého tygra (La tigre d’oro), dove sedeva nella saletta sul retro ed ebbe modo di incontrare Václav Havel, il presidente americano Bill Clinton, Alexander Dubček o la praghese Madeleine Albright.
David Černý – In questo caso le tracce da seguire sono ancora fresche. Sono quelle di David Černý, nato nel 1967 e star (in)discussa della scena artistica ceca. Le sue sculture – fortemente provocatorie- colonizzano spazi pubblici in Cechia, così come all’estero. La più celebre, ed evidente, è sulla torre della televisione di Žižkov, sulla quale dal 2000 si arrampicano dieci bambini neri. A Palazzo Lucerna, in piazza Venceslao, dal 1999 dal soffitto pende la statua di Venceslao, seduto sulla pancia di un cavallo morto e appeso a testa in giù. Nell’edificio Quadrio, vicino alla stazione della metropolitana Národní třída, ecco l‘enorme testa rotante di Franz Kafka, complesso esempio di arte cinetica. Il Boia nella Città Vecchia è invece la statua di Sigmund Freud, appesa per una mano a una trave sopra una strada trafficata e talmente realistica da aver fatto più volte pensare a un suicidio. Sulla facciata del Teatro Na zábradlí sono ben due le opere di Černý: la targa commemorativa di Václav Havel e la scultura dell’Embrione, tra le più discusse e contestate. Grande scalpore ha suscitato anche la scultura di Getti, nel cortile del Museo Franz Kafka a Malá Strana: persa l’innocenza degli usuali putti, due uomini adulti fanno pipì nella fontana (e i loro getti scrivono testi di scittori legati a Praga). Dietro il recinto del giardino di Palazzo Lobkovic, sede dell’ambasciata tedesca, si scorge la scultura in bronzo Quo vadis: una Trabant a 4 zampe, simbolo del 1989 e della fuga di massa dei tedeschi dell’Est attraverso l’ambasciata di Praga verso la Germania dell’Ovest. Ultima tappa nel cortile della Galleria Futura, dove si incontra Buttocks, probabilmente la più provocatoria e irriverente opera di Cerny, che tramite una scala invita a entrare nelle natiche di due enormi uomini per poter guardare un video critico sulla situazione della scena artistica ceca, data in pasto alla politica.
Per maggiori informazioni: www.visitczechia.com
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